“DVA: termine lontano da cultura inclusiva. L’alunno con disabilità è persona con disabilità”. Lo ricorda d’Alonzo (SiPeS)

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“L’allievo con disabilità, come recita la convenzione ONU, è ‘persona con disabilità ‘”. A ricordarlo, in una lettera inviata all’Ufficio scolastico per la Lombardia, è il professor Luigi d’Alonzo, Ordinario di Pedagogia Speciale presso l’Università Cattolica di Milano e Presidente della SiPeS, nella quale si richiamano alcuni principi della Convenzione dell’ONU del 2006 in tema di disabilità

“La scuola italiana, in questi 50 anni di esperienze inclusive di allievi con disabilità, ha saputo raggiungere risultati che fanno onore alla sua missione educativa rispettando ciò che viene citato all’articolo 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, scrive d’Alonzo.

“In questi anni – prosegue – abbiamo capito molte cose ed in particolare si è intuito come il rispetto della dignità della persona sia un prerequisito indispensabile per poter agire e favorire processi educativi e didattici per ogni allievo presente a scuola. La dignità della persona si promuove, però, anche attraverso il corretto utilizzo delle parole”.

“In alcuni territori scolastici della Regione Lombardia per riferirsi agli allievi con disabilità si utilizza spesso il termine DVA (diversamente abile), una sigla che a mio avviso è molto lontana da quella cultura inclusiva di cui tutti dovremmo essere orgogliosi. L’uso di questo termine – spiega il professore – , oltre a non essere rispettoso della dignità delle persone, risulta improprio. Le persone con disabilità sono diverse e hanno abilità differenti come tutti; sono uomini e donne, ragazze e ragazzi, bambini e bambine che hanno dei deficit più o meno gravi più o più meno evidenti”.

L’allievo con disabilità, come recita la convenzione ONU, è ‘persona con disabilità’, conclude.

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