Due bambini tornano a scuola, la fermata dall’autobus spostata di 60 metri. La lettera di una maestra: “Non ha ragione chi urla più forte, si crea un pericoloso precedente”

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Il nuovo anno scolastico in provincia di Pesaro si apre con una controversia che coinvolge insegnanti, genitori e istituzioni. Una docente di scuola primaria ha aperto un dibattito riguardo alla decisione di spostare la fermata dello scuolabus di 60 metri, posizionandola davanti alla casa di alcune famiglie.

Ma cosa rappresentano questi 60 metri nel più grande schema delle cose?

“I 60 metri spostati rappresentano un abisso tra il rispetto delle istituzioni e l’interesse personale”, avverte l’insegnante su Il Resto del Carlino. La questione solleva problemi che vanno ben oltre il semplice spostamento di una fermata. Che accadrebbe se anche altri genitori iniziano a fare richieste simili? La scuola e le istituzioni rischiano di creare un precedente pericoloso, minando l’autorità e il senso di comunità.

L’istituto è conosciuto per la sua scuola inclusiva, che offre vari servizi come gruppi di L2, aiuto-compiti e potenziamento linguistico. Ma questa volta, afferma la docente, la scuola non ha risposto all’appello. “Dà ai bambini la possibilità di riflettere se non rispondo subito alle loro domande”, spiega, “questo è ciò che la scuola avrebbe dovuto fare anche in questo caso.”

“Una comunità in cui ha sempre ragione chi grida più forte o chi batte i pugni sul tavolo è una comunità a rischio”, conclude l’insegnante. La vera questione non è lo spostamento della fermata, ma il rischio di erodere il tessuto sociale e le istituzioni su cui si fonda la comunità.

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