DSA, individuazione precoce permette successo formativo. Lettera

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inviato da Francesca Antonella Amodio – In risposta al loro articolo ‘Disturbi Specifici Apprendimento, Palmieri: a scuola si diagnosticano disturbi che nemmeno esistono’ di Eleonora Fortunato, vorrei poter esprimere il mio punto di vista.

Sono Francesca Antonella Amodio di Potenza, docente nella pubblica istruzione a tempo indeterminato da più di trent’anni, a contratto, per l’insegnamento di pedagogia presso l’Università Cattolica, da più di quindici. Oltre alla laurea in pedagogia, sono in possesso di quella in psicologia, sono una psicoterapeuta, e, come referente del personale sanitario della sezione AID di Potenza e formatrice nazionale, da anni mi spendo a titolo di volontariato in merito alla problematica dei disturbi specifici di apprendimento. Dico questo per fugare l’idea che dietro il mio dire vi possano essere interessi economici, in quanto il mio reddito è assicurato da altro. Mi spendo dunque a titolo gratuito nel settore dei DSA perché dislessica in prima persona e madre di una ragazza contraddistinta da questa caratteristica, attualmente in possesso di una laurea in psicologia conseguita a pieni voti, di un master sui disturbi neurobiologici e in forza, come vincitrice del concorso per il servizio civile, presso un doposcuola bolognese per bambini in difficoltà.

Se mia figlia ha potuto ottenere questi risultati scolastici è stato proprio per il mio aver individuato le sue difficoltà precocemente ed aver adottato le dovute strategie in maniera costosa e privata, in anni in cui nel nostro Paese questa tematica era sconosciuta ai più. Mi sono battuta per il riconoscimento pubblico di tali difficoltà perché a tanti bambini meno fortunati fosse data la stessa possibilità e oggi mi ritrovo con una corrente di pedagogisti pronti a disconoscere tali specificità. Resto basita. Conosco e stimo Vincenza Palmieri per il suo grande lavoro e le sue decennali battaglie contro l’abuso dell’art. 403 C.C. per allontanare i minori dai genitori, battaglie che con lei ho sostenuto e condiviso ma, non me ne voglia, non posso condividere il suo pensiero in merito ai DSA. Non riesco a capire come la sua grande sensibilità difronte al dolore di bambini e famiglie colpite da errati provvedimenti giudiziari, sensibilità che in tanti anni me l’ha fatta stimare ed apprezzare, non sia la stessa difronte al dolore di bambini non riconosciuti nelle loro difficoltà e a famiglie spesso tacciate di scarsa genitorialità a fronte di una problematica affatto legata a scarso impegno ed interesse. Immagino dipenda solo dall’inconsapevolezza di tale sofferenza, sofferenza purtroppo invece a me ben nota, personalmente come mamma e come professionista che tanti bambini accompagna gratuitamente a diagnosi, diagnosi ovviamente pubblica e non certo privata.

Sono la prima a sostenere la necessità di un superamento delle diagnosi nella scuola, ma superare non vuol dir certo ignorare. Sono la prima a credere nella necessità di una scuola inclusiva, che cucia le sue strategie didattiche a misura delle specificità di ciascuno senza necessità che questi sia inserito in un opinabile categoria nosografica, ma questa è la scuola del futuro. Attualmente questo distinguo va fatto per tutelare quanti altrimenti verrebbero penalizzati nel loro diverso modo di apprendere. Inorridisco di fronte all’auspicato ritorno al passato sostenuto da alcuni, poiché il passato, per chi non lo sapesse, per tanti è significato un percorso di studi stroncato anzi tempo, una profonda ferita nella stima di sé accompagnata da una fragilità dell’io che fatalmente ha fatto da sponda per disturbi psicologici conclamati in età adulta. E’ questo il dato emerso nella mia ricerca ‘la scuola come fattore di rischio’ effettuata su un campione di 34 adulti con disturbi psicologici, le cui storie sono raccolte nel romanzo ‘banchi fuori misura’, 34 storie di dislessia negata” . E’ questo il dato che sta emergendo nella mia attuale ricerca nelle carceri e negli istituti penali per minori svolta in collaborazione con l’Università degli Studi di Foggia. Sia chiaro, il mio intento non è demonizzare l’istituzione scolastica a cui appartengo e che considero di fondamentale importanza, quanto potenziarla e accompagnarla nel doveroso passaggio da scuola di tutti a scuola di ciascuno. Lo stesso passaggio che sta avvenendo in tanti settori, uno per tutti quello sanitario, dove la ‘medicina di tutti’ sta evolvendo in ‘medicina personalizzata’ nel riconoscimento che un rimedio non può essere lo stesso per ciascuno.

Proprio non capisco l’ottica di contrapposizione e di competizione che anima alcuni, quasi il benessere dei nostri ragazzi non sia responsabilità di tutti noi, quasi la didattica non debba nutrirsi di tutti i progressi e le scoperte che il nuovo settore delle neuroscienze ha apportato nello studio dell’apprendimento umano, quasi a voler ignorare che oggi risulta vincente la rete, la cooperazione, la collaborazione. Personalmente ritengo fondamentale che il mondo della scuola, quello sanitario, quello delle istituzioni e quello delle famiglie, lavorino in sinergia, che si parlino e parlino la stessa lingua al bambino, nel suo unico interesse e non in quello di lobbies che temono di perdere un primato.

f.to Francesca Antonella Amodio

Disturbi Specifici Apprendimento, Palmieri: a scuola si diagnosticano disturbi che nemmeno esistono

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