Scuole aperte anche in zona rossa fino alla prima media. Anief, Cts spieghi cambio o ricorso

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Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è uno sbaglio: “Senza nuove aule la riapertura nelle zone rosse metterebbe a rischio la salute degli italiani”

Per affrontare l’emergenza Covid19, fino al 30 aprile saranno confermate le misure e le restrizioni oggi in vigore che prevedono solo zone arancioni e rosse: non è prevista la creazione di zone gialle. L’unica novità è rappresentata dal ritorno in classe fino alla prima media anche in zona rossa. Lo ha detto a Palazzo Chigi il premier Mario Draghi, nel corso di una conferenza stampa organizzata al termine dell’incontro della cabina di regia anti Covid alla quale partecipano diversi ministri, Roberto Garofoli, Silvio Brusaferro e Franco Locatelli.

Saremmo ben lieti di tornare alle lezioni in presenza se solo si fosse agito nell’anno passato per garantire quel distanziamento fisico tra gli studenti che il Comitato tecnico scientifico ha indicato basilare per ridurre al minimo i rischi di contagio”, dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Ma continuiamo ad avere tantissime classi con oltre 25 alunni concentrati in meno di 40 metri quadrati. Ne consegue che il distanziamento non è garantito. Ecco perché serve mettersi subito all’opera per ampliare quegli spazi, non si può perdere altro tempo. Certamente, i tamponi periodici e il tracciamento degli studenti sono novità importanti, ma lo sforzo maggiore ancora manca. Chiediamo al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di aprire dei tavoli di confronto, perché la dad è stata regolamentata e siamo i primi a esserne felici ma ora c’è da spingere per il ritorno alla normalità. Si devono cambiare anche, naturalmente, le norme che permettono ancora di formare classi da oltre 20 alunni, addirittura in presenza di disabili, come di rivedere il piano di edilizia scolastica e i dettami che portano alla formazione degli organici, non più da associare agli iscritti ma alle esigenze vere”.

Il sindacato Anief mantiene tutte le sue perplessità sulla decisione di riaprire le scuole, seppure solo una parte, nelle zone rosse. “Non ci risulta – dice Marcello Pacifico, leader dell’Anief – che siano state ampliate a sufficienza le corse di autobus, pullman e metropolitane dei grandi centri cittadini, dove il tragitto casa-scuola-casa continua a essere a rischio contagio anche per il personale scolastico che ne usufruisce. Pensare di avere risolto tutto, alle superiori, con il 50% degli studenti in presenza è riduttivo”.

No, non ci siamo. Abbiamo l’opportunità del Recovery plan, sfruttiamola al massimo. Prima di riaprire nelle zone rosse vanno sistemati tutti questi aspetti. Senza dimenticare che abbiamo il corpo docente più vecchio al mondo, quindi anche più esposto al Covid. Invece di proteggerlo – conclude Pacifico -, cosa facciamo: lo mandiamo in classe con un indice di contagio oltre la soglia della tolleranza?”.

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