DPCM 60 CFU, Pascarella (Flc Cgil): “Non c’è più tempo da perdere, inaccettabile altro ritardo. Corsi abilitanti in tutta Italia” [VIDEO]

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C’è attesa per capire quando sarà pubblicato il DPCM che dovrà definire i criteri e gli standard per la formazione dei docenti ai fini dell’abilitazione e del conseguimento dei 60 Cfu (Crediti formativi universitari) come previsto dal Dl 36/2022.

A Orizzonte Scuola interviene la sindacalista della Flc Cgil, Manuela Pascarella, per fare il punto della situazione:“La situazione della scuola negli ultimi anni si è bloccata. Fino agli anni 2000, in particolare negli anni 80 e 90, ci sono stati diversi corsi abilitanti speciali che permettevano al personale di ruolo di acquisire un’abilitazione in un’altra classe di concorso o in un altro grado. Tuttavia, nel 2019, il ministro Bussetti cancellò tutti questi percorsi abilitanti con un’operazione maldestra, generando le proteste dei cosiddetti docenti “ingabbiati”, un termine che personalmente non amo utilizzare. Infatti, ritengo che questi docenti di ruolo abbiano il diritto di acquisire un’altra abilitazione“, spiega.

E ancora: “Ora, nonostante i suoi limiti, il PNRR offre una nuova opportunità. Prevede infatti l’introduzione di nuovi percorsi abilitanti per tutti, che permettano l’accesso all’insegnamento nella scuola secondaria attraverso un percorso formativo più snello rispetto a quello di 60 crediti per i neolaureati. Questo perché stiamo parlando di personale che già possiede un’abilitazione e insegna da anni e, in molti casi, è già personale di ruolo”.

“Per tradurre gli impegni assunti nel PNRR e le previsioni contenute nel Decreto Legge 36 in una realtà tangibile, serve un decreto attuativo. Questo avrebbe dovuto essere emanato già a luglio dello scorso anno, e ora spetta a Valditara e Bernini la responsabilità di definirlo, in un rapporto di confronto e dialogo con la Commissione Europea”, aggiunge.

“La sfida attuale è quindi quella di definire in tempi brevi questo decreto attuativo, per permettere alle università di avviare i corsi abilitanti dall’inizio del prossimo anno accademico. Ulteriori ritardi nella definizione del DPCM potrebbero infatti comportare lo slittamento dell’avvio di tali corsi all’anno accademico successivo, mettendo i docenti nella condizione di perdere un ulteriore anno scolastico”, sottolinea.

Poi spiega: “È importante anche garantire che questi corsi siano disponibili su tutto il territorio nazionale. Infatti, un docente che lavora a Torino non può certamente frequentare un corso a Bari e viceversa. Quindi, è fondamentale attivare corsi in tutta Italia, garantendo un’offerta proporzionata alle necessità del personale”.

Infine aggiunge: “Per concludere, il DPCM dovrà definire il costo massimo dei corsi, considerando che gli stipendi di questi docenti non sono elevati. Queste tre tematiche – tempistica, erogazione dei corsi su tutto il territorio e costi massimi proporzionati allo stipendio degli insegnanti – sono quindi i punti chiave attorno ai quali bisogna definire il decreto attuativo. Con la sua pubblicazione, sarà finalmente possibile dare il via ai nuovi percorsi abilitanti”.

Abilitazione docenti 60 CFU, manca ancora il DPCM

Il provvedimento della presidenza del Consiglio dei Ministri deve definire:

  • i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa corrispondente a 60 CFU/CFA, di cui almeno 10 di area pedagogica, comprendente attività di tirocinio diretto e indiretto non inferiore a 20 CFU/CFA. Per ogni CFU/CFA di tirocinio, l’impegno in presenza nelle classi non può essere inferiore a 12 ore.
  • il numero di crediti universitari o accademici riservati alla formazione inclusiva delle persone con disabilità
  • la percentuale di presenza alle attività formative necessarie per l’accesso alla prova finale
  • le modalità di svolgimento della prova finale del percorso universitario e accademico, comprendente la prova scritta e orale.

Nell’ambito dei 60 CFU sarà comunque riconosciuta la validità dei 24 CFU/CFA già conseguiti quale requisito di accesso al concorso secondo il previgente ordinamento.

Il decreto stabilirà poi i criteri per il riconoscimento degli eventuali altri crediti maturati nel corso degli studi universitari o accademici, purché strettamente coerenti con gli obiettivi formativi.

Il costo di partecipazione al corso è interamente attribuito ai corsisti ma vi sarà un prezzo “calmierato” ossia la proposta di un tetto massimo che le Università potranno proporre.

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