DPCM 60 CFU, la bocciatura di Gavosto: “Poco rigore, crediti abbonati tanto al chilo e porte aperte agli atenei telematici”

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Il 30 giugno ha segnato un momento critico per l’Italia. Per la prima volta, l’Italia ha mancato un traguardo ufficiale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), concordato con l’Europa.

Fra gli obiettivi non raggiunti, risalta quello dell’istruzione, nello specifico l’assegnazione dei lavori per la costruzione di nidi e asili.

Le difficoltà non si limitano alla mancata realizzazione di progetti infrastrutturali, ma riguardano anche ritardi nell’implementazione di interventi per la scuola, nell’edilizia, nella digitalizzazione, e nel contrasto ai divari territoriali. Questi ritardi minacciano il futuro dell’istruzione italiana e segnalano una necessità urgente di riforma. La Commissione europea invita l’Italia a mettere in atto le riforme prima di ottenere ulteriori investimenti.

Il cuore del problema riguarda la formazione dei docenti delle scuole secondarie. Un’analisi di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli su La Stampa, rivela che le medie e le superiori sono la parte più critica del nostro sistema scolastico. Nonostante un calo nell’abbandono scolastico, un numero preoccupante di studenti, pur avendo conseguito il titolo, manca delle conoscenze sufficienti a garantirgli un futuro.

Nel 2022, il governo Draghi ha tentato di affrontare questo problema con la riforma della formazione e dell’abilitazione dei docenti delle secondarie (Legge 79). Ma, a distanza di 13 mesi, la riforma è ancora in stand-by. Questo ritardo si deve all’assenza di un decreto che definisca modi e contenuti dell’anno di formazione.

La riforma è ulteriormente minata da pressioni da parte degli atenei e dei sindacati. Mentre gli atenei aspirano a un approccio personalizzato nella formazione dei docenti, i sindacati premono per l’assunzione del maggior numero dei precari, senza verificare adeguatamente la loro preparazione.

Il decreto in arrivo non riesce a soddisfare le aspettative. Invece di dare forma alla riforma, sembra annullarla. Manca uniformità a livello nazionale e rigore nei corsi, si privilegiano le università telematiche, e i tempi previsti per implementare il nuovo modello di formazione non saranno rispettati.

Per Gavosto, perdere l’opportunità del PNRR di rinnovare il corpo docente, sia in termini di qualità didattica che di età, è una scelta sbagliata.

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