I Dottori di ricerca scrivono alla Ministra Fedeli per la valorizzazione del Dottorato di Ricerca nella Scuola Secondaria e lanciano una importante petizione on-line. Lettera

di redazione
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La presente lettera rappresenta un estratto di un documento più ampio e articolato già inoltrato all’attenzione della Ministra Valeria Fedeli.

 Il Comitato per la valorizzazione del Dottorato nella Scuola Secondaria, composto da oltre mille aderenti,  si è recentemente formato allo scopo di rivendicare una maggiore valorizzazione del titolo di Dottore di Ricerca (di seguito Ph.D.), in particolare nei confronti dell’istruzione nella Scuola Secondaria. Il Dottorato di Ricerca è certamente un percorso professionalizzante per i docenti dell’Università, in quanto costituisce il titolo di formazione più alto ed è riconosciuto a livello internazionale, ma le competenze e le conoscenze acquisite e messe in pratica nei tre anni di svolgimento, di altissimo livello, possono essere ampiamente valorizzate per aumentare la qualità dell’offerta formativa in ambito scolastico.

Tra i diversi settori pubblici e privati nei quali questo importante titolo è sottostimato, il più evidente è sicuramente quello della Scuola. Il Ph.D. non consente ai docenti – anche con pluriennali esperienze nel settore dell’insegnamento – di poter partecipare al concorso pubblico per cattedre al fine di ottenere il ruolo definitivo. Gli stessi sono così sottoposti ad un iter selettivo propedeutico al concorso, che di fatto li associa a dei “semplici” neo-laureati, diplomati in materie tecniche (ITP) o comunque anche a chi non ha alcuna esperienza di insegnamento. Questo iter è pensato per chi deve ulteriormente incrementare i concetti fondamentali dei propri insegnamenti e, al contempo, deve apprendere gli elementi basilari della didattica, della pedagogia, ecc. (si pensi ai 24 CFU da conseguire preventivamente all’iscrizione al concorso); proprio per questo, tale percorso rappresenta un inutile doppione nei curriculadei Dottori di Ricerca, i quali possono insegnare quelle stesse materie all’Università, con conoscenze di elevatissimo livello.

Da tempo ormai ci battiamo, anche nelle sedi della Giustizia Amministrativa, per il riconoscimento dei nostri interessi legittimi, messi in discussione con ricorsi amministrativi anche da altre categorie di insegnanti che ci percepiscono come una “minaccia”, quando invece noi vorremmo solo valorizzare e tutelare i diritti più importati tra tutti: quelli degli studenti per una didattica realmente formativa ed educante.

Siamo altresì consapevoli che il Ph.D. non nasce come percorso professionalizzante per la Scuola, ma la realtà quotidiana e il costante cambiamento della normativa di riferimento, con evidenti storture e contraddizioni che affidano gli studenti a docenti a volte meno qualificati, ha di fatto emarginato i “cultori della materia”. Infatti il nuovo sistema di reclutamento del corpo docente (il cosiddetto “FIT”) non aumenta la qualità della didattica, mentre costringe anche chi può insegnare negli atenei, ad un triennio di formazione teorica e pratica sia nelle discipline di insegnamento – conosciute già ad un livello superiore – che in quelle didattiche.

Questi sono alcuni tra i principali motivi, assieme a molti altri che per brevità non possiamo qui riportare, che ci hanno indotto a chiedere un confronto sereno e costruttivo con la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, (con una lettera inviatale il giorno 8 novembre). Quindi, la nostra proposta per il FIT è di consentire ai Ph.D. un ingresso diretto all’ultimo anno, senza il conseguimento dei 24 CFU previsti dal DM 616/2017; in tale contesto, si dovranno apprendere e mettere in pratica concretamente le conoscenze antropologiche, psicologiche, pedagogiche e didattiche che “mancherebbero”,  secondo un giudizio formulato a priori, a tutti i Dottori di Ricerca – anche a coloro i quali provengono da percorsi naturalmente e storicamente collegati con l’insegnamento (es. le discipline umanistiche e letterarie).

Non vogliamo percorrere scorciatoie né scavalcare i diritti di nessuno, vorremmo soltanto una salvaguardia del Nostro merito, delle nostre competenze (parola tanto attuale oggi nella Scuola) e una tutela reale dei veri interessi inderogabili: quelli degli studenti. È giunto il tempo, infine, che anche l’opinione pubblica si faccia carico di questo tema, perché i ragazzi sono il futuro del nostro Paese.

Per sostenere queste fondate tesi e ottenere un vero, concreto e serio riconoscimento del valore del titolo di Dottore di Ricerca, il Comitato per la valorizzazione del Dottorato di Ricerca nella Scuola Secondaria ha lanciato una importante petizione on line, sottoscrivibile al seguente indirizzo

https://www.change.org/p/ministra-dell-istruzione-dell-universit%C3%A0-e-della-ricerca-valeria-fedeli-scuola-abilitare-i-dottori-di-ricerca?recruiter=831303949&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

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