Dottori di ricerca e insegnamento, le incoerenze italiane! Lettera

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Inviato da Concetta Marino- Il titolo di Ph. D., il più alto titolo culturale che la Repubblica Italiana riconosce, viene sistematicamente bistrattato: nell’Università (soltanto il 9,6 % riesce a continuare la carriera universitaria), nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola (in cui viene ritenuto come un banale titolo accessorio, Legge 107/2015 “Buona Scuola”).

Il 7 maggio 2019, giorno in cui viene pubblicato il Comunicato della Corte Costituzionale sulla questione “Dottorato e Scuola”, rappresenta la data in cui il Ph. D viene sottostimato nuovamente.

Come ho sempre detto, questo è il “paese alla rovescia” dove i titoli di alto livello sono calpestati! Riflettiamo tutti, per favore.

Il percorso di Dottorato presenta un tracciato molto sinuoso con pendenze molto accentuate, molti anni di studio con prove di ingresso, in itinere ed in uscita (almeno 3 anni).
Questo è il paese che investe sui Dottori di Ricerca, ma che ottiene benefici esigui, in quanto soltanto un numero modesto di essi continua la carriera universitaria, bensì sappiamo tutti che la maggior parte dei “cervelli italiani” dopo essersi formata trova lavoro fuori dai nostri confini nazionali (quindi noi formiamo, investiamo e diamo il meglio agli altri Paesi).

Questo è il paese dove il livello EQF 4 (Quadro Europeo delle Qualificazioni) vale molto di più rispetto al livello EQF 8, ovvero dove il Diploma riesce a farsi strada nella scuola, e non solo, mentre un titolo come il Dottorato viene continuamente svalutato.

Questo è il paese dove la Laurea può accedere ad un concorso selettivo soltanto acquisendo gli ormai famosi 24 CFU, invece il Diploma può accedere senza acquisire i 24 CFU.
Questo è il paese dove i candidati di uno stesso concorso in una provincia sono bocciati con punteggio pari a 28 ed in altre province sono promossi con 0 spaccato o con 2 (praticamente vergognoso). É successo realmente in questi giorni!

Si parla tanto di CFU. Ma cosa sono in realtà e cosa definiscono? I crediti sono un indice che consente di comparare diversi corsi di studio delle varie Università attraverso una valutazione del carico di lavoro richiesto allo studente.

Il Dottorato comporta il conseguimento di 180 CFU in 3 anni (nelle relazioni di fine anno e nella relazione finale si dichiarano anche i CFU in didattica).
E non andate in giro a dire “I PhD non hanno competenze didattico/pedagogiche”. I dottori di ricerca, se non lo sapete, possiedono competenze in questo ambito acquisite sia durante il loro percorso all’Università (curano ad esempio il materiale didattico, seguono tesisti, svolgono seminari, ecc.), sia con il conseguimento (come tanti) dei 24 CFU in pedagogia, antropologia, psicologia e metodologie didattiche.

Se molti Dottori di Ricerca non possiedono l’abilitazione, per chi non conosce le motivazioni, è perché, in particolare i “giovani dottori di ricerca” non hanno potuto abilitarsi. Infatti, l’ultimo corso abilitante si è svolto nel 2014 e la Legislazione ritiene incompatibile lo svolgimento dei due percorsi: Abilitazione e Dottorato.

Se un paese, come il nostro, punta su “docenti abilitati”, allora non può prevedere percorsi abilitanti a singhiozzo. In tal caso, come avvenuto qui in Italia, soltanto i “fortunati” possono partecipare ai concorsi. Arriviamo, dunque, al caso “Concorso non selettivo 2018”. In questo caso si sono presentati anche coloro che per anni hanno abbandonato la “strada scuola” e si sono ritrovati catapultati in questo mondo, facendo una semplice passeggiata e mostrando solo il loro volto. Evidenzio SOLO Il loro VOLTO. Come posso dire questo? Basta osservare con attenzione le GM e notare che diversi candidati hanno avuto come voto 0 / 5 / 10 (punteggio massimo 40). Se facessimo un’analisi di questi dati, si potrebbe notare che i candidati con riserva (Ph. D.) hanno avuto voti alti all’orale (mostrando, quindi, eccellenti competenze)”.

Un’altra cosa rilevante, che forse non tutti conoscono, è la seguente. Molti docenti dei precedenti percorsi abilitativi sono stati individuati tra i Ph. D. (figura che il nostro Sistema non considera competente per insegnare nella Scuola, ma altamente qualificata per poter formare i docenti).

Oggi l’incoerenza di questo Paese è ancora più evidente se pensiamo che in questi giorni hanno discusso per il PAS (un percorso che abilita, penso anche doveroso nei confronti di chi lavora da tanti anni nella scuola, che piano piano farà immettere in ruolo) e se pensiamo al bizzarro sistema per lo svolgimento del TFA sostegno (per seguire un semplice corso hanno messo in piedi un concorso selettivo in cui ciascuna Università ha fatto ciò che voleva).
Ancora non mi è chiara una cosa: “Quali altre competenze devono conseguire i Ph. D. per poter accedere direttamente, o per avere un percorso più agevolato?” Tenete presente che la maggior parte di coloro interessati al mondo della Scuola ha esperienza nella scuola secondaria e possiede anche i 24 CFU in pedagogia, psicologia, antropologia e metodologie didattiche.

Sottoscritto dal “Comitato Italiano di Valorizzazione del Ph.D”

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