Dottorato di ricerca utile per diventare insegnanti. Le prime risposte dalla riforma della Pubblica Amministrazione

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La riforma della Pubblica Amministrazione entra nel vivo.

La riforma, scrive il Sole24Ore, serve anche a creare le condizioni per il rinnovo dei contratti, che senza decreti avrebbe dovuto seguire le regole (finora mai applicate) della riforma Brunetta con i parametri rigidi su premi di produttività, rapporto fra legge e contratti e partecipazione sindacale.

Il percorso verso il rinnovo, comunque, è ancora lungo, e impone anche la sfida complicata di trovare risorse aggiuntive nella prossima legge di bilancio per arrivare agli aumenti da 85 euro medi promessi dall’accordo fra governo e sindacati del 30 novembre scorso.

Abbiamo già messo in rilievo come le regole pensate potrebbero cozzare con quelle già scritte dalla legge 107/2015 per la scuola. Nelle assunzioni infatti una quota di posti sarà riservata al personale che negli ultimi 8 anni ha maturati almeno 3 anni di servizio nella Pubblica Amministrazione. Assunzioni che però escludono i precari della scuola. Nella scuola, all’inverso, 3 anni di servizio su posti vacanti e disponibili, potranno portare ad una regressione nella carriera professionale, con l’obbligo di accettare supplenze di durata inferiore o brevi e temporanee.

Precari della scuola esclusi da assunzioni riforma Madia. Dopo 3 anni di servizio vietate le supplenze

C’è però nel testo una importante novità che potrebbe avere dei riflessi anche nel settore scolastico.

“Le nuove regole – prosegue infatti il Sole24Ore – prevedono di modulare i posti da mettere a concorso sulla base dei «fabbisogni di personale», misurati in termini di servizi resi dalle singole amministrazione, e aprono alla possibilità di riconoscere il titolo di dottore di ricerca quale requisito per specifici profili o livelli di inquadramento, valorizzando anche la conoscenza delle lingue nelle selezioni.”

Dunque una valorizzazione del titolo di dottore di ricerca. Al momento le strade che gli aspiranti docenti intendono percorrere sono due: la richiesta del riconoscimento del titolo di dottore di ricerca come abilitante (risultato raggiunto nei Paesi membri, ma non vincolante per l’Italia) o il riconoscimento di un valore al titolo nell’ambito delle prove di selezione al TFA III ciclo.

Le nuove regole per l’accesso alla Pubblica Amministrazione potrebbero costituire un primo passo verso il riconoscimento del valore del titolo.

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