I dottorandi dell’Alma Mater di Bologna possono lavorare e frequentare

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I dottorandi dell’Alma Mater di Bologna potranno lavorare e frequentare i corsi allo stesso tempo: lo ha stabilito il ministero dell’Istruzione nei giorni scorsi pubblicando le "Linee guida per l’accreditamento dei corsi di dottorato", nelle quali si affida al collegio dei docenti l’autorizzazione al dottorando "a svolgere attività retribuite, verificandone la compatibilità con il proficuo svolgimento delle attività formative".

I dottorandi dell’Alma Mater di Bologna potranno lavorare e frequentare i corsi allo stesso tempo: lo ha stabilito il ministero dell’Istruzione nei giorni scorsi pubblicando le "Linee guida per l’accreditamento dei corsi di dottorato", nelle quali si affida al collegio dei docenti l’autorizzazione al dottorando "a svolgere attività retribuite, verificandone la compatibilità con il proficuo svolgimento delle attività formative".

Inoltre, stabilisce il ministero, "per i dottorandi senza borsa va in ogni caso valutata in concreto l’eventuale incompatibilità derivante dall’attività lavorativa, senza che questo determini un comportamento lesivo dei diritti tutelati a livello costituzionale, quali il diritto allo studio per i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi".

In seguito alla circolare del ministero, l’Alma Mater di Bologna, unica Università in Italia ad aver subito applicato la legge sull’incompatibilità tra dottorato e attività lavorativa, "ha provveduto a modificare in sede di Cda il regolamento di Ateneo, eliminando l’incompatibilità, e il 23 aprile la medesima modifica dovrebbe essere approvata anche in Senato accademico, diventando pienamente operativa.

In questo modo verrebbe positivamente risolto per il futuro il problema dei dottorandi senza borsa e privi di mezzi propri".

Lo comunica  l’Flc-Cgil di Bologna, in una nota, al termine dell’incontro di questa mattina con i vertici dell’Ateneo felsineo e l’Associazione dottorandi italiani (Adi).

Secondo Francesca Ruocco, segretario della Flc-Cgil di Bologna, e Leone Cavicchia dell’Adi Bologna, resta però "ancora parzialmente aperta la questione relativa ai dottorandi della seconda parte del 29esimo ciclo, cioè gli unici attivati nel breve periodo in cui è stato in vigore il regolamento che conteneva la previsione di incompatibilità".

Il sindacato ha chiesto all’Alma Mater di "reinserirli all’interno del percorso di dottorato, avendo per ora perso solo due mesi di frequenza, facilmente recuperabili, e non comportando tale operazione costi aggiuntivi, in quanto si tratta appunto di dottorandi privi di borsa".

Secondo Ruocco, del resto, "non possono essere questi ultimi gli unici penalizzati dalla situazione assurda che si è venuta a determinare".

L’Università di Bologna avrebbe confermato questa mattina "la volontà politica di procedere in tale direzione – riferiscono Cgil e Adi – fatte salve alcune verifiche tecniche da effettuare entro il 23 aprile", giorno in cui è convocata la seduta del Senato accademico. "Confidiamo quindi in una soluzione completa e definitiva del problema entro quella data", concludono Ruocco e Cavicchia.

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