Doppio lavoro non autorizzato e in situazione di incompatibilità, docenti condannati a risarcire l’Università

di redazione
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Un docente dell’Università di Bologna è stato condannato dalla Corte dei conti regionale al risarcimento di un danno erariale di circa 126 mila euro in favore dell’Ateneo, per avere svolto un’altra attività lavorativa in situazione di incompatibilità e senza autorizzazione.

La Procura contabile ha contestato i compensi percepiti tra maggio 2013, quando aprì una partita Iva e iniziò ad occuparsi di valutazioni di progetti e consulenze per soggetti pubblici o privati e in procedimenti giudiziari, e il 2015.

I giudici hanno sottolineato che la responsabilità del docente non riguarda la semplice tenuta di una partita Iva, ma “il suo consapevole utilizzo per svolgere un’attività libero professionale, cioè non meramente occasionale”. La Corte ha invece escluso dal risarcimento i compensi percepiti per lezioni e seminari occasionali.

Una seconda sentenza della Corte è stata depositata su un caso simile a carico di un altro docente di Ingegneria, sempre per cumulo di impieghi.

Il professore con motivazioni analoghe è stato condannato dai giudici a risarcire circa 64 mila euro: aveva dichiarato redditi percepiti da società e da soggetti privati dal 2006 in avanti, oltre a quelli di lavoro dipendente per l’attività di insegnamento.

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