Dopo i tagli il vuoto

di Lalla
ipsef

Andrea Iuliano* – Il Governo aveva promesso di investire parte dei risparmi nella scuola pubblica per migliorarne la qualità. Fino ad ora nulla, si è risparmiato in modo indiscriminato a discapito dei precari, degli alunni diversamente abili, i quali, spesso (in alcune province) sono inseriti in classi numerose composte talvolta da oltre trenta alunni.

Andrea Iuliano* – Il Governo aveva promesso di investire parte dei risparmi nella scuola pubblica per migliorarne la qualità. Fino ad ora nulla, si è risparmiato in modo indiscriminato a discapito dei precari, degli alunni diversamente abili, i quali, spesso (in alcune province) sono inseriti in classi numerose composte talvolta da oltre trenta alunni.

Era stato promesso da parte del Ministero dell’Istruzione di ottemperare alla sentenza N° 80 della Corte Costituzionale, con la quale ha sentenziato, che, il docente di sostegno nelle classe dove è inserito un alunno diversamente abile, va assicurato per l’intero orario scolastico e non soltanto per una parte di esso.

Era stata assicurata continuità didattica per gli alunni disabili ed invece ancora una volta è stato imposto il limite per l’organico di sostegno fissato in circa 94.000 cattedre tra O.D. e O.F, di cui oltre 35.000 O.F concessi in deroga.

Abbiamo subito una riforma vuota di obiettivi didattici e pedagogici, mirata soltanto al risparmio e poco attenta alle esigenze reali della scuola. Sono stati chiusi i portoni delle risorse, dello spreco, così è stato detto, peccato che ci siamo dimenticati le finestre aperte, attraverso le quali si continua a finanziare progetti e progettini di dubbia utilità, spesso utili soltanto per chi li fa, la cui corsa all’accaparramento in alcune scuole sfocia in atteggiamenti poco lodevoli, in alcuni casi rasentano vere e proprie forme di accattonaggine, che nulla hanno a che vedere con l’istruzione e/o formazione.

La politica continua a offrire agli italiano un sistema d’istruzione che non si addice alle esigenze della nuova generazione, al mutamento tecnologico, non soddisfa le esigenze della globalizzazione, non riesce ad adeguare il nostro sistema di formazione lavoro alle reali esigenze dei giovani e del territorio, in modo particolare dei giovani diversamente abili, offrire concretezza alle loro aspettative, né tantomeno placare le preoccupazioni dei genitori. Quanta gratificazione riuscirebbero a trarne gli alunni disabili, solo per il fatto di sentirsi una risorsa per la società e non un peso, come molti imbecilli pensano, se riuscissero a rendersi autonomi economicamente, quanta preoccupazione in meno per i loro genitori. Non riesce ad offrire concretezza, certezza, serenità ai precari della scuola, sopratutto nei momenti di scelte significative che sono chiamati a compiere, le quali potrebbero pregiudicare l’intera vita lavorativa. Invece si continua ad agitare lo specchietto per le allodole, lasciando intendere a coloro che possono vantare un congruo punteggio, precari da oltre un ventennio e non perché imbroglioni, che forse non gli conviene migrare verso le province del nord, perché probabilmente nelle prossime assunzioni una quota sarà riservata a posti disponibili in organico nell’anno scolastico 2010/2011, salvo poi scoprire, dopo la scadenza per la presentazione delle domande, che non è stato possibile.

Il nostro è davvero un Paese strano, nel quale la formazione e l’istruzione non si preoccupano del territorio, siamo gli unici al mondo che possiamo vantare prodotti tipici che tutti ci invidiano e ci imitano. Eppure, nel Paese che può vantare un numero impressionante di prodotti IGP, DOC, DOP, ecc……, una produzione di formaggi tipici da far rabbrividire il resto del mondo, prìncipi nella lavorazione dei formaggi a pasta filata (mozzarella), unici per qualità ed esperienza nella produzione e conservazione del pomodoro, esportiamo pasta in tutto il mondo, siamo i pastai del pianeta, ecc., ecc …., tutte attività che producono ricchezza reale per tutti, ma nessuno se ne accorge. Può sembrare fuori luogo questo riferimento, riflettendoci bene, non sembra poi tanto inopportuno, perché in alcuni indirizzi di scuole superiori ai giovani si dovrebbe insegnare proprio un mestiere.

Non esiste una regione in Italia, salvo poche eccezioni, che abbia istituito nell’ambito della formazione professionale, percorsi didattici, i quali, oltre ad offrire competenze linguistiche, logica matematica ed altro, offrissero l’opportunità a quei giovani che intendono accreditarsi rapidamente nel mondo lavorativo, di imparare un mestiere spendibile in breve tempo. Tranne alcuni indirizzi, come la formazione professionale per la ristorazione negli istituti alberghieri, i quali, in modo lodevole ed ineccepibile, hanno reso famosa la cucina Italiana nel mondo.

Tutto il resto è poca cosa, si continua a foraggiare corsi di formazione non più ambiti dai giovani, la cui partecipazione è poco stimolante per gli alunni, e la costrizione per i docenti chiamati ad insegnare argomenti ormai superati da tempo, diventa sempre più frustante. Quante micro aziende, spesso a conduzione familiare, specializzate nella produzione di prodotti tipici avrebbero bisogno di manodopera qualificata da poter utilizzare immediatamente nel sistema produttivo, perché magari, non hanno la possibilità di formare personale a spese proprie. Quanti giovani intraprendenti, avendone l’opportunità, riuscirebbero a creare un’attività in proprio. E la scuola Italiana non riesce a dare risposte convincenti.

Siamo i pastai del mondo e nessuno insegna ai giovani come produrre pasta di qualità.
Siamo i prìncipi della mozzarella e nessuno insegna ai giovani come si produce.
Siamo i pizzaioli del mondo e nessuno………. e via discorrendo.

Eppure la ricchezza del nostro Paese si regge su queste piccolissime imprese, non sull’alta finanza, ma a noi poco importa, giriamo la faccia dell’altro lato facendo finta di nulla, a noi interessa soltanto “calpestare la dignità dei lavoratori precari della scuola, proviamo più gusto,” fare in modo che essi non migrano verso il nord, “di non invadere la proprietà altrui”, tutto il resto è secondario. Non si riesce a separare in modo netto la formazione professionale dai percorsi d’istruzione, anzi spesso alcuni tratti sono paralleli, rendendo quasi inutile alcuni percorsi di qualifica professionale. In alcuni indirizzi di scuole superiori, maggiormente tecnici, non riusciamo ad adeguare la programmazione ministeriale di materie tecniche, di indirizzo licei tecnologici, alle esigenze attuali, in molti casi, nelle scuole di secondo grado, si utilizzano ancora programmi che risalgono agli anni cinquanta. La compromissione sull’efficacia del sistema di formazione e/o istruzione è inevitabile se non dovessimo riuscire ad adeguare i nuovi saperi, in modo costante e continuativo, alle galoppanti esigenze tecnologiche, essa risulterebbe seriamente sminuita. Credo che non occorrerebbe molto, basterebbe poco, una ristrettissima commissione di saggi esperti di quella determinata disciplina, con il compito specifico di monitorare ed aggiornare i programmi ufficiali ogni cinque anni. Con questo criterio si potrebbero ovviare inutili sprechi di risorse umane, concentrare le energie disponibili per somministrare argomenti più utili e di largo interesse.

L’ultimo pensiero è per i precari, tutti lo siamo stati, molti fingono di non ricordare, le ansie, le preoccupazioni che ci hanno coinvolti nel passato, per questo chiediamo alla politica di non farsi tirare con la giacca, di evitare, se possibile, a non contribuire alla procreazione di precari di serie A e B, non gli farebbe onore. Se davvero hanno a cuore la questione dei precari, dovrebbero compiere un atto di coraggio, senza se e senza ma: per coloro che nell’anno scolastico 2010/2011 lavorano su posti vacanti con contratti a t.d., di riconfermarli sulle stesse cattedre, trasformando tali contratti a tempo indeterminato. Oltretutto, sarebbe un’operazione a costo zero.

L’Italia intera direbbe GRAZIE !

Chiedo scusa per la lungaggine, nel caso sono apparso irruente e/o offensivo non era mia intenzione, mi sono lasciato prendere dalla passione.

*Sindacato Nazionale Insegnanti di Sostegno

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