Dopo 37 anni di attesa viene assunta come Ata: “Vi racconto la mia storia, quando me lo hanno detto non ci potevo credere”

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Dopo ben 37 anni di attesa, Marcella Primiceri, 58 anni, di Mesagne è stata richiamata a lavorare nel mondo della scuola.

Risale al 1985 la sua domanda per diventare collaboratrice scolastica tramite un bando ministeriale. Non ha mai ricevuto risposta. Così nel 2013 per necessità economiche ed opportunità di lavoro, si è trasferita in Germania.

Marcella Primiceri racconta la sua storia a La Repubblica e al Corriere della Sera: “Qui ho svolto diversi mansioni. Appena arrivata ho lavorato nella ristorazione con datori di lavoro italiani. Non conoscendo la lingua, gli altri non mi prendevano. Ho lavorato con le imprese di pulizia, poi in una clinica sempre per le pulizie, alla lavanderia industriale, in ospedale e prima di rientrare a Mesagne lavoravo in una fabbrica dove si producevano fari per macchine”.

La svolta nella sua vita arriva a marzo 2022: “A marzo scorso contattai una collaboratrice scolastica del mio paese che mi cercava, che neppure conoscevo, e mi disse che il mio nome era presente nella graduatoria Ata per collaboratrice scolastica. Dopo tutti questi anni me ne ero dimenticata. Grazie al decreto supplenze Ata (75/2001), infatti, figuravo nelle graduatorie provinciali ad esaurimento, insieme a tutti coloro che sono iscritti da oltre 45 anni. Avuta la conferma dal sindacato che se mi fossi presentata il giorno delle convocazioni mi avrebbero assegnato una supplenza annuale, quindi, ho fatto le valigie e sono partita subito. Questa donna mi contatto già nel 2020 via Facebook, ma non lessi il messaggio. Se lo avessi visto, oggi sarei già di ruolo”

Dal 2013 la graduatoria, invece, ha ripreso a scorrere, ma Marcella non lo sapeva. Sono state le sue amiche a scoprire il suo nome nella lista e l’hanno contattata.

“Ho subito telefonato al sindacato – specifica Marcella – e mi hanno confermato che se mi fossi presentata il giorno delle convocazioni mi avrebbero assegnato una supplenza annuale come collaboratrice. Non ci ho pensato due volte e subito sono tornata in Italia. Tra meno di una decina d’anni dovrò andare in pensione, ma per me vuol dire tanto. Va bene lo stesso, perché finalmente potrò fare lavori meno logoranti e pesanti, che ho sempre svolto sin da quando ero ragazzina. Ultimata la scuola, infatti, mio padre ci mandò tutti a lavorare in campagna. Per tanti anni ho svolto anche un doppio lavoro, ora finalmente farò un lavoro un po’ più tranquillo, soprattutto per la mia schiena, ed anche più pulito, dove stai al caldo d’inverno e al fresco d’estate. È tutto diverso”.

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