Dopo 32 anni di insegnamento poco più di mille euro di pensione: dove sono finiti i miei contributi? Lettera

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Inviata da Anna Galipò – Sono un’insegnante di scuola superiore e, al momento ho al mio attivo circa 32 anni di servizio, riscatto della laurea compreso e pagato. Da quando ho cominciato a lavorare, nel lontano 1992, ho avuto modo di vivere il mondo della scuola pienamente e di assistere, purtroppo, al suo degrado.

Mi riferisco al modo di lavorare, sempre più difficoltoso sia dal punto di vista burocratico sia dal punto di vista relazionale, visto che gli studenti sono sempre più problematici e fragili e le famiglie spesso non sono in grado di supportare i figli nel percorso di crescita, delegando tale compito a noi docenti.

Anche i rapporti tra colleghi hanno perso quel senso di appartenenza ad una piccola comunità quale è l’istituto di titolarità, lasciando prevalere l’individualismo e l’esibizionismo nel tentativo di apparire l’insegnante più bravo solo perché si presentano progetti fumosi e con scarsa ricaduta sulle classi.

Ricordo che all’inizio della mia carriera per me era una sofferenza non andare a scuola, mi sentivo persa quando c’erano le vacanze. Con l’andar del tempo tutto è cambiato e adesso soffro se devo andare a scuola; ho preso il part-time e non vedo l’ora di andare in pensione!

Con mia grande amarezza e sorpresa, dopo essermi rivolta ad un patronato, ho appreso che, qualora riuscissi ad andare in pensione con Opzione Donna, percepirei poco più di 1000 euro, quasi come chi prende il reddito di cittadinanza o come chi prenderà la pensione minima, se verranno portate a 1000 euro! Dove sono finiti i miei contributi versati?

A questo punto mi chiedo a cosa mi è servito studiare tanto e lavorare al servizio dello Stato senza risparmiarmi, se questo è il riconoscimento. Ma ormai è chiaro che della scuola non importa a nessuno!

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