Donne accompagnano i figli a scuola col burqa. I genitori protestano e si rivolgono ad un avvocato

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A Monza, scoppia la protesta contro le mamme che accompagnano a scuola e asilo i bimbi indossando il burqa. A lamentarsi alcuni genitori che non gradirebbero il volto coperto di queste donne quando entrano dentro gli istituti scolastici per accompagnare o riprendere i figli.

Il caso è prima approdato in Consiglio Comunale, dove, come riporta Monza Today, il consigliere Pier Franco Maffè (Forza Italia) aveva denunciato l’abitudine di alcune mamme di entrare in alcuni asili e scuole elementari della città col burqa o con il volto coperto dal velo, lasciando visibili solo gli occhi.

Di tutta risposta il consigliere Marco Riboldi (Pd) aveva spiegato che il problema era stato risolto, ma alcuni genitori hanno raccontato alla nostra redazione che la situazione proseguiva.

L’assessore alla Sicurezza ed ex magistrato Ambrogio Moccia è intervenuto dicendo che “la mamma può entrare a scuola con il volto coperto. La legge riguarda il divieto di accesso col volto coperto – per esempio dal casco o dal passamontagna – in luoghi sensibili come per esempio i tribunali, gli ospedali, oppure oggi luoghi come una sinagoga… Il problema a scuola può essere superato chiedendo alla donna i documenti di identità. Non è un volto coperto dove si vedono soltanto gli occhi che rende più facile compiere un reato”.

Nonostante ciò, alcuni genitori si sarebbero rivolti ad un avvocato: “Alcuni genitori mi hanno riferito che il problema nella loro scuola non era stato risolto e si sono rivolti a me per chiedere il da farsi – ha spiegato il legale a MonzaToday -. Per prima cosa ricordo la completezza dell’articolo 152 del 1975 che al comma 5 recita: ‘È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo’. La scuola, a prova contraria, è un luogo aperto al pubblico. Le norme del diritto tutelano l’ordine pubblico. Sono norme inderogabili. Per tutti. È quindi vietato indossare il casco o comunque avere il volto coperto in strada, in piazza, ma anche all’interno di una scuola, di un cinema, di un negozio. Questo lo prescrive la legge”.

Il legale spiega inoltre che i motivi religiosi che vedono quindi alcune donne indossare un velo che copre pressoché tutto il volto lasciando scoperti esclusivamente gli occhi e non rendendo riconoscibile la persona, non sarebbe un giustificato motivo. “Non lo è perché così è stato stabilito dalle sentenze successive – precisa -. In Lombardia nel 2015 era stata introdotta una delibera che vietava e vieta alle donne di entrare nei luoghi pubblici col burqa. Alcune associazioni, appellandosi appunto al giustificato motivo religioso, avevano fatto ricorso al Tribunale. Ma la Corte d’Appello di Milano, confermando quanto già stabilito nel 2017 dal Tribunale di Milano, ha dato ragione al Pirellone dichiarando quella sentenza del tutto ragionevole e giustificato consentire la possibilità di identificare le persone che accedono nei luoghi pubblici”.

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