Donazzan (Veneto): manca personale scolastico; serve chiamata diretta e maggiore autonomia

In Veneto mancheranno 2 mila persone fra docenti e Ata per la ripresa dell’anno scolastico e la colpa è del Governo.

A puntare il dito è l’assessore regionale alla scuola del Veneto, Elena Donazzan, che dalle pagine della Voce di Rovigo, lancia l’allarme sulla situazione che interesserà quasi 700 mila studenti. Chiede che i dirigenti scolastici possano assumere per chiamata diretta i docenti.

“La copertura dei posti per un avvio dell’anno scolastico il più possibile aderente alle esigenze della scuola veneta – ha detto Elena Donazzan – richiederebbe un repentino cambio di rotta da parte del governo. Bisognerebbe cambiare immediatamente le regole di assunzione dei docenti con un decreto legge, strumento che ha opportunamente il carattere dell’urgenza-emergenza, prevedendo la chiamata diretta da parte dei presidi”.

Il problema nasce dalla conversione in legge del decreto scuola che – ad avviso di Donazzan – avrebbe almeno due punti deboli che andrebbero cambiati e li indica espressamente: “il criterio della continuità didattica, che non ha riconfermato al loro posto i docenti annuali, e lo scorrimento delle  graduatorie, che sono state vincolate alla disponibilità dei docenti di accettare o meno i posti fuori regione”.

Il combinato disposto di questi due aspetti hanno danneggiato il Veneto in particolar modo, perché in questa regione le graduatorie sono esaurite da anni. A questo si somma la situazione di “duemila docenti diplomati magistrali della scuola primaria licenziati e quindi fuori delle graduatorie. Il risultato è che a  settembre, nelle scuole del Veneto, mancheranno 900 docenti e 1200 operatori ausiliari, tecnici e amministrativi. Addirittura, dovremo attendere che le altre regioni scorrano le proprie graduatorie senza nemmeno poter chiamare in cattedra gli insegnanti veneti esclusi dalla graduatorie”.

La conclusione del ragionamento di Elena Donazzan è nella necessità di una maggiore autonomia, affinché sul territorio si possa “affrontare l’organizzazione scolastica in modo più aderente alla realtà territoriale e ai fabbisogni. Ma questo governo non sembra in grado di affrontare né i problemi strutturali, né la particolare situazione dettata dall’emergenza sanitaria”.

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