Donazzan preoccupata: mancano 900 docenti, continuità didattica ignorata

L’assessore regionale all’istruzione del Veneto, Elena Donazzan, preoccupata per la bocciatura in Parlamento, da parte della maggioranza, di tutti gli
emendamenti presentati dalle opposizioni in sede di conversione del dl Scuola, alcuni dei quali sostenuti e condivisi anche dall’assessorato del Veneto.

“Concordo con la posizione espresso con l’Associazione Nazionale Presidi – dichiara Donazzan – in particolare sul tema della continuità didattica in Veneto i danni saranno rilevanti a fronte delle gravi carenze di personale docente (circa 900 docenti mancanti), di cattedre coperte con supplenti annuali reiterati negli anni e di studenti già molto provati dalla didattica a distanza”.

“Pare che il tema della continuità didattica, caposaldo di una buon
sistema educativo e scolastico – prosegue l’assessore – sia
completamente ignorato da questo ministro. Lo dimostra il fatto che,
nella proposta del piano scuola, l’aspetto della continuità sia stato
inserito solo nella fase di discussione con le Regioni, e in particolare su proposta dal Veneto”.

“L’altro aspetto rilevante – chiarisce l’assessore – è quello della chiamata
diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici: un obiettivo di
grande significato, per ben due volte nella storia della scuola
italiana, prima inserito (rispettivamente dal governo di centrodestra
e da Renzi nella ‘Buona scuola’) e poi annullato da una resistenza al
cambiamento che non ha più senso di essere”.

“Sono molto preoccupata per l’avvio dell’anno scolastico – conclude
Donazzan – poiché mancano in Veneto oltre 200 figure del personale
amministrativo e ausiliario (Ata) e un numero rilevante di docenti.
Basti pensare che circa duemila insegnanti diplomati magistrali
licenziati dovranno attendere che tutte le Regioni italiane abbiano
esaurito le proprie graduatorie, e che le regioni limitrofe peschino
dalle disponibilità restanti, per vedersi assegnare un incarico di
docenza: pertanto la scuola veneta avrà il suo quadro organico
definito a fine ottobre, nella migliore delle ipotesi. Una gestione
fallimentare, facilmente prevedibile per chi come me guida da anni
questo delicato settore, i cui correttivi restano inascoltati, in
particolare da questo ministro”.

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