Donà (dirigente Usr): In Veneto, non è emergenza docenti

di redazione
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Non risponderebbe al vero la carenza di docenti nella regione Veneto.

A smentire che nelle scuole delle province di Treviso, Venezia e Verona mancassero 1400 docenti è stata la dirigente Ufficio Scolastico Regionale Veneto, Laura Donà intervistata dal sito Daily Verona Network.it.

La penuria di docenti sbandierata “nero su bianco” direttamente dalla Regione alla vigilia della riapertura delle scuole è stata contraddetta dai dati illustrati dall’ufficio scolastico che ha anche spiegato il meccanismo dietro le assunzioni.

Non è vero che mancano gli insegnantiha spiegato al Daily la dirigente Donà – tant’è che non sono 1400 i posti scoperti a Verona, ma siamo sotto i mille. Ed è un numero fisiologico: noi abbiamo sempre uno scarto tra quelli che si chiamano posti di organico ‘di diritto’ e organico ‘di fatto’: lo Stato ha un numero di posti che è fisso e calcolato a gennaio o febbraio su un numero di classi sicure. Poi eventuali evenienze, che emergono successivamente, danno luogo ad un organico che viene chiamato ‘di fatto’, che rappresenta un numero superiore di fabbisogno perché avremo sempre una varianza legata o al trasferimento di studenti o a un numero di studenti bocciati dei quali noi veniamo a conoscenza dopo che l’organico ‘di diritto’ viene formato.

In buona sostanza la dirigente ha ribadito il concetto assai noto a chi si occupa di scuola, rendendo più leggibile a chi non conosce questi meccanismi alcuni messaggi che potrebbero risultare distorti.

Donà nell’intervista non nega che ci siano cattedre scoperte, ma ribadisce che non si possa parlare di “emergenza”.

Le cattedre scoperte a inizio anno sono “fisiologiche” per il meccanismo che ha appena illustrato, anche se riconosce che la legge 107 aveva tentato di ridurre il numero consistente di docenti che svolgono l’insegnamento con contratti di lavoro a tempo determinato. La situazione si complica, come spiegato da Donà, quando un certo numero di persone  vanno in pensione e non si hanno concorsi per immettere in ruolo nuovi docenti abilitati. La conseguenza a cui arriva la dirigente Donà è che “abbiamo più persone con contratti a tempo determinato“.

Laura Donà chiarisce anche il concetto della continuità didattica sbandierata dall’assessora Donazzan che invocava l’autonomia per garantire gli stessi docenti alle stesse scuole. “Se in graduatoria – ha chiarito Laura Donàc’è una persona che ha più punti di quello che darebbe continuità, viene data la cattedra a quello che ha più punti. Non è così semplice garantire la continuità didattica a fronte del fatto che gestiamo nomine con personale senza titoli: da un lato c’è una massima tutela al diritto all’istruzione, ma questo diritto ha come contropartita il fatto che abbiamo una maggiore variabilità di continuità. Bisognerebbe mettersi intorno a un tavolo e vedere come coniugare le norme che regolano il reclutamento del personale con questa condizione. L’elemento della continuità, comunque, è un valore aggiunto ma non determinante. Spesso abbiamo assistito a episodi di “sana discontinuità”: a volte un insegnante che magari è rimasto non aggiornato alle ultime metodologie può essere una garanzia dal punto di vista affettivo ma non professionalmente”

Donà punta invece sull’assenza del personale scolastico di sostegno, soprattutto con la specializzazione. “Il dato più mobile che noi abbiamo è quello sugli insegnanti di sostegno – ha ribadito –  perché vengono assegnati in base al numero di certificazioni che possono essere redatte dalle Ulss: una famiglia che ha un figlio o una figlia con delle difficoltà, se non è una difficoltà conclamata fin dalla nascita ma emerge durante il percorso scolastico, può chiedere in qualsiasi momento un approfondimento diagnostico e poi l’assegnazione di un insegnante di sostegno. E noi abbiamo su tutto il territorio nazionale, in particolare nel Nord e da noi nel Nord-Est uno scarto elevato tra docenti di sostegno con titolo di specializzazione e docenti senza titolo.Qui a Verona, sul sostegno alla scuola primaria, avevano 222 posti scoperti da dare con contratto a tempo determinato e ne hanno coperti solo 29. All’infanzia – ha spiegato ancora Donà – invece erano 17 i posti scoperti e ne hanno coperti solo 6. Vuol dire che abbiamo una necessità di docenti di sostegno molto più elevata rispetto a docenti titolati per poter coprire questi posti”. 

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