Domani i ministri decidono su quarantene e tamponi, Anief: improponibile e diseducativo lasciare a casa alunni non vaccinati, il Governo intervenga su iscritti per classe, organici e spazi

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Potrebbero essere approvate domani, via decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, le nuove norme sulle quarantene e i tamponi da attuare sugli alunni e il personale scolastico: il Governo, nel giorno in cui il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi incontrerà i sindacati rappresentativi, dovrà valutare e decidere sulla proposta delle Regioni che hanno messo davanti ai ministri Bianchi e Speranza l’inapplicabilità del protocollo sul tracciamento nelle scuole entrato in vigore dal 6 novembre con buone intenzioni, ma che, come conferma La Repubblica, “non funziona”.

Premesso che le modifiche si applicherebbero dalla primaria in su, la novità più rilevante è che con un caso positivo in classe i compagni rimarranno tutti in presenza (in “auto-sorveglianza”) per essere chiamati al tampone a 10 giorni.

Con due casi Covid in classe, “la frequenza rimarrebbe solo per i vaccinati con ciclo completo, in base all’età, e i guariti negli ultimi tre mesi, sempre con tampone a 10 giorni; per gli altri è prevista la quarantena, dunque lezioni in Dad. Con tre casi o più sono le Asl a gestire i focolai valutando la sospensione dell’attività per tutti. Salta dunque il doppio tampone”.

Il problema, ribatte il sindacato Anief, è che quella che si sta prospettando è una gestione del Covid impossibile da realizzare. “Prima di tutto, in caso di positivi in classe”, dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “c’è il rischio concreto di negare il diritto allo studio a una parte degli alunni, discriminando i non vaccinati che in diversi casi non hanno potuto o voluto vaccinarsi, per mille motivi. Come si fa a dire a dei bambini o a dei ragazzi di rimanere a casa, spiegando loro che in questo modo si può assicurare a tutti gli altri le lezioni in presenza? Sarebbe da pazzi oltre che altamente diseducativo. Nelle aule si abbattono e non si costruiscono muri”, ribadisce il sindacalista.

“Immaginare l’insegnante in classe con la maggior parte degli alunni a seguire da casa, o anche soltanto pochi, oltre a essere aberrante è improponibile dal punto di vista didattico: non è praticabile e genera diseguaglianze piuttosto che rimuoverle”, incalza Pacifico. “Chi lo propone non capisce cosa vuol dire insegnare e lo fa soltanto perché non ha il coraggio di ammettere di aver sbagliato a non volere stanziare le risorse adeguate per sdoppiare le classi per rispettare il distanziamento, né ha l’onestà di imporre l’obbligo vaccinale per tutta la popolazione. Nell’ultimo anno – continua il leader dell’Anief – il Governo ha dimezzato l’organico Covid-19 aggiuntivo piuttosto che potenziarlo. La verità è che la sola idea di discriminare gli alunni in DAD dimostra quanto da sempre denunciato da Anief: l’obbligo vaccinale per i lavoratori della scuola è inutile a fronte di una popolazione studentesca per lo più non vaccinata”.

Secondo il sindacalista rappresentativo, invece di avventurarsi in disposizioni vessatorie, stavolta pure contro gli alunni in formazione, “il Governo farebbe bene a intervenire subito sugli organici e sugli spazi. I ministri evitino di consumare l’ipotesi folle di spaccare la classe, con una parte degli studenti a scuola e l’altra in DAD: sarebbe bene che faccia un passo indietro, ammettendo di aver sbagliato con queste imposizioni e ritirando anche i provvedimenti di sospensione del personale. Se proprio tutta la classe deve svolgere la didattica a distanza, visto l’alto numero dei contagi, come abbiamo auspicato nelle ultime ore, facciamolo subito, così da permettere agli insegnanti di programmare bene e per tempo le attività per tutti al rientro dalle vacanze natalizie”.

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