Docenti vittime dell’algoritmo della mobilità sospese tra lavoro e affetti lontane da case

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Precari di ruolo o docenti immobilizzati: così si definiscono i docenti che sono stati immessi in ruolo e portati via dalle loro famiglie, grazie ad un algoritmo sbagliato usato per assegnare i trasferimenti. Ne parla Tusciaweb.

Sono per lo più donne, che vivono lontano dalla famiglia e dai figli e fanno enormi sacrifici per cercare di far quadrare lavoro e affetti.

Spesso lo stipendio non basta, infatti alcuni sono costretti ad indebitarsi con i genitori per poter sostenere spese di vitto, alloggi e viaggi.

Per moltissimi di loro non è possibile spostare la famiglia nei luoghi di lavoro e non sempre si trovano dirigenti scolastici disposti a venire incontro con l’orario, che potrebbe agevolare per rendere più lungo di qualche ora il weekend, unico periodo della settimana per riunirsi con la famiglia.

Molte docenti non sono più giovanissime e alla stanchezza del lavoro si somma anche quello dei continui viaggi.

I ricorsi sono tantissimi, alcuni sono stati vittoriosi, i giudici hanno dato torto al ministero e al suo algoritmo ed hanno riportato a casa chi li ha vinti; altri continuano a sperare che ci sia un posto per loro per tornare nei prossimi trasferimenti; il prossimo contratto sulla mobilità potrebbe prevedere una percentuale più alta rispetto alle immissioni in ruolo. Aumenterebbero le possibilità di trasferimento, ma questa prospettiva già sta provocando  la ribellione dei vincitori di concorso: la guerra tra poveri continua.

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