Docenti vincolati: “Migliaia di Maria Rita costrette ad abbandonare famiglie e affetti per lavorare, ridateci la mobilità annuale”. #ioparloconlavocediMariaRita

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Il CNDA (Coordinamento Nazionale Docenti Abilitati) e l’associazione VOOG (Vincolati di Ogni Ordine e Grado) che al loro interno riuniscono docenti abilitati, docenti di ruolo, vincolati, ma anche docenti non ancora immessi in ruolo, si stringono intorno alla loro collega associata Maria Rita che ha voluto esporre con coraggio la sua storia di docente vincolata alla testata giornalistica Orizzonte Scuola, che l’ha resa nota con un articolo di Ilenia Culurgioni

La pubblicazione dell’articolo ha dato grande visibilità ai problemi dei docenti soggetti a vincolo su scuola, a dimostrarlo sono le circa 200 mila visualizzazioni e le 3.421 condivisioni. L’interessamento, la solidarietà ricevuta evidenzia quanto i disagi connessi ai vincoli accomunino migliaia di persone dislocate in ogni parte d’Italia, che quotidianamente vivono situazioni analoghe, e per questo non possiamo non ringraziare la testata giornalistica per l’opportunità fornitaci.

“Assunta a 1200 km da casa, non posso seguire mio figlio con gravi problemi e mia madre malata. Penso di licenziarmi”. La storia di una docente vincolata

Ovviamente non sono mancati commenti negativi ed è proprio su questi che vorremmo fare qualche riflessione, riportandone alcuni lasciati sul social e ai quali desideriamo rispondere.

Alle ripetute domande, molto simili fra di loro, rivolte a Maria Rita tipo: “Perché ha presentato la domanda di concorso in Lombardia se non era sua intenzione rimanere in tale regione?” e “Perché ha firmato il ruolo quando già sapeva che sarebbe stata vincolata?” come associazioni e singoli docenti vorremmo rispondere #ioparloconlavocediMariaRita ovvero che siamo profondamente delusi dai commenti sfavorevoli, che hanno risposto ad una testimonianza di vita come se la collega, attraverso l’assegnazione provvisoria per l’anno in corso, avesse sperato in una soluzione lavorativa mai chiesta e ottenuta prima.

La vita di ognuno di noi cambia ogni giorno, e così pure è cambiata quella di Maria Rita, che per ben otto anni ha prestato servizio nelle scuole del Nord come precaria, il suo racconto lo testimonia. È nel DIRITTO di ogni individuo tentare di migliorare la sua condizione e le sue sorti lavorative e al tempo stesso far fronte alle nuove necessità che la vita inaspettatamente impone. Nessuno può comprimere queste libertà garantite dal dettato costituzionale (c.2, art. 3 della Costituzione), ed è qui che vogliamo mettere l’accento. Nessun lavoratore, e di conseguenza nessuna famiglia, deve pagare per gli errori di decenni di cattiva amministrazione pubblica che hanno portato al fallimento del sistema del reclutamento, come gli impietosi numeri delle immissioni in ruolo di quest’anno scolastico hanno ampiamente messo in evidenza.

Una lunga stagione che ha visto un numero ridottissimo di assunzioni in ruolo per la necessità di assorbire gli esuberi, un sistema di reclutamento che ha visto continue riforme, alcune “abortite” prima di essere pienamente sperimentate (vedi il Fit della Legge 107/2015), lo stillicidio di modifiche introdotte con legge finanziaria senza un reale dibattito parlamentare, una politica che ha pensato di “gettare fumo negli occhi” dell’Unione europea, pur di non pagare le sanzioni per la reiterazione dei contratti a termine più che a risolvere i problemi strutturali della scuola del meridione d’Italia, ha fatto sì che la collega Maria Rita, e con lei migliaia di colleghi e colleghe italiane, ogni anno sono costretti ad abbandonare le proprie famiglie, i propri affetti, la propria terra per poter avere un’opportunità lavorativa.

Questo non viene visto come un enorme sacrificio, che mina anche l’unità familiare, ma come un espediente “furbesco” per ottenere precocemente il ruolo. E che precocità, perché diciamocelo chiaro che i docenti immessi in ruolo in questi anni hanno una lunga gavetta da precari, con meno diritti, e chi ha avuto l’opportunità/la necessità/il coraggio di cercare una chance lavorativa nelle regioni del Nord o limitrofe, si è dovuto sobbarcare spese per affitti e utenze doppie, talvolta associate ad un mutuo, e viaggi che spesso superano di gran lunga gli stipendi mensili. Ci chiediamo quale furbizia, ma questo non è il diritto al lavoro? Cosa viene sottratto a coloro che con non meno coraggio restano al Sud? Dai commenti la gente sembra aver smarrito il buon senso, e in qualche caso anche la solidarietà e l’empatia, perché si scaglia contro il lavoratore perdendo di vista le responsabilità degli ultimi trent’anni della politica italiana.

#ioparloconlavocediMariaRita ci auguriamo che i colleghi vincolati possano affrontare il presente anno scolastico con maggiore serenità, nella consapevolezza che la politica comprenda che i vincoli non sono una soluzione o la soluzione per la scuola italiana. I vincoli, così come concepiti dal recente impianto normativo, sono distruzione, distruggono coloro che hanno parte del cuore e dell’anima altrove, ma lavorano per la scuola, non garantiscono il diritto alla famiglia, ma entrano in contrasto con l’uguaglianza sostanziale stabilita dal dettato costituzionale. Auguriamo alle migliaia di Maria Rita, che una politica attenta e saggia ridia, già dal prossimo anno, ai docenti vincolati la possibilità di chiedere la mobilità annuale, uno strumento da sempre rispettoso delle esigenze familiari e personali.

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