Docenti vincolati dicono basta: “Bloccati in nome di una continuità didattica che non c’è. I vincoli riducono diritti e libertà personali” [INTERVISTA]

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I vincoli della mobilità sono tra i temi senza dubbio più caldi del periodo: sono migliaia gli insegnanti che sono costretti a restare sulla stessa sede di immissione in ruolo. Se da un lato la misura è stata concepita per assicurare una forma di continuità didattica, dall’altro ha creato numerosi problemi ai docenti, che in questo modo non hanno potuto ricongiungersi alle proprie famiglie, ad esempio.

E’ stata la legge di conversione n. 159/2019 a sancire il blocco della mobilità per i docenti neoassunti. Blocco inizialmente previsto di 5 anni ma che quest’estate, con il Decreto Legge n. 73/2021 (decreto sostegni-bis) è passato a 3 anni.

Orizzonte Scuola ha ascoltato l’Associazione nazionale docenti vincolati di ogni ordine e grado, che per bocca della presidente, Margherita Stimolo, ci spiega quali sono i problemi causati dai vincoli della mobilità e cosa si aspettano dal prossimo CCNI che a breve vedrà l’avvio della trattativa Ministero-sindacati.

Mobilità, a breve partirà la trattativa per il nuovo contratto. I sindacati puntano all’eliminazione dei vincoli

Quali sono i vincoli per cui vi battete affinché possano essere eliminati?

Nel corso degli ultimi tre anni si è assistito ad una profonda modifica del sistema vincolistico che caratterizzava la carriera del docente. Il legislatore, dapprima, ha imposto un vincolo quinquennale unilateralmente ai docenti collocati in posizione utile nelle GRM 2018 (DDG 85/2018) per le immissioni del A.S. 2019-20, estendendola successivamente a tutti gli immessi in ruolo a partire dall’A.S. 2020-21, senza distinzione di graduatorie di provenienza e con una rigidità mai vista prima. Ai neo-immessi dell’A.S. 2020-21 è stata preclusa anche la mobilità annuale, salvo pochi casi previsti dalla legge.
La mobilità così concessa non entra nell’assolvimento del vincolo, che è stato ridotto da 5 a 3 anni dal Decreto sostegni-bis. Se da una parte il Decreto sostegni -bis, anche in risposta alle continue lotte intraprese negli ultimi anni dai docenti coinvolti, ha ridotto il vincolo da quinquennale a triennale, dall’altra una “politica schizofrenica che con una mano da e con l’altra toglie” (cit. Don Luigi Ciotti) imporrà da qui a breve un ulteriore vincolo triennale ai neo-trasferiti, anche su scelta sintetica e non solo analitica. Si profila in questo modo un sistema di vincolo reiterato che peggiorerà l’intera carriera lavorativa del docente.

Quali sono i problemi che i vincoli creano agli insegnanti?

Tenuto conto che il corpo docente è in grande misura costituito da donne, la rivoluzione del sistema dei vincoli che ha caratterizzato le disposizioni normative degli ultimi anni confligge in maniera sostanziale con le incombenze familiari che la società italiana ancora affida quasi integralmente alla figura femminile. La base regionale degli ultimi concorsi, ma in alcuni casi anche le caratteristiche territoriali di alcune provincie, fanno si, che gli spostamenti in itinere che i lavoratori della scuola devono accollarsi diventino parte molto significativa dei loro oneri di lavoro e per questo tipo di “lavoro occulto” non vi è riconoscimento alcuno. Nel caso in cui il lavoratore non si senta in grado di tollerare per lunghi periodi lo stress di uno spostamento continuo, particolarmente significativo in termini di qualità della vita, si prospetta un importante incremento delle spese da sostenersi a fronte di un introito fra i più bassi rispetto gli emolumenti percepiti dai docenti europei. Le crescenti difficoltà che il Ministero sta creando con il nuovo sistema dei vincoli, che ormai arriva a coinvolgere l’intero corpo docente, non trova riscontro con la pretesa continuità didattica da garantire agli studenti e alle studentesse, e alle loro famiglie, perché come ogni esperto del settore ben conosce l’attribuzione delle classi non è prerogativa ministeriale, ma della Dirigenza scolastica. Limitare la circolazione territoriale del corpo docente, sempre più vincolato ad una specifica scuola, appare controproducente anche per la personale formazione professionale, in quanto aspirare a lavorare in determinate scuole, anche particolarmente innovative dal punto di vista didattico, può essere aspirazione legittima per una formazione continua, così come appare controproducente limitare la mobilità professionale.

Anche se non del tutto sufficiente, non è stato un buon passo avanti la riduzione del vincolo da 5 a 3 anni previsto dal decreto sostegni bis?

Sebbene il vincolo per i neo immessi si è ridotto da 5 a 3 anni, esso costituisce, con la sua rigidità, comunque un gravissimo disagio a cui va a sommarsi anche il vincolo, introdotto dal Decreto Sostegni Bis per i neo-trasferiti, che minaccerà da qui a breve tutti gli insegnanti della scuola pubblica italiana. Occorre porre l’attenzione su questa nuova forma di gavetta reiterabile fino al pensionamento: un vincolo triennale acquisibile sia che il docente scelga una preferenza analitica che sintetica è il reale problema che determinerà l’immobilismo dei docenti. Una situazione peggiorativa soprattutto per quegli insegnanti che chiedono trasferimento interprovinciale e si avvalgono della scelta sintetica, perché dà maggiori disponibilità, per ottimizzare la sede di titolarità in attesa di rientrare nella provincia desiderata.

Mobilità annuale per i vincolati nel 2021/2022: sarebbe già un ottimo punto di partenza?

Riteniamo che garantire la mobilità annuale all’intera categoria dei docenti sia atteggiamento strategico da parte del Ministero, che deve farsi attento al benessere psico-fisico dei suoi dipendenti e favorire quanto più possibile le politiche familiari, in quanto la richiesta di utilizzazione e assegnazione provvisoria non nascono nella quasi totalità dei casi da mero capriccio, ma dalle necessità contingenti della vita, per cui lo riteniamo senza dubbio un ottimo punto di partenza. Non meno importante appare la facoltà di ricorrere, in caso di esigenze personali anche repentine, all’art. 36, che può concedere al docente una relativa serenità nell’affrontare un intero anno scolastico, a fronte di reali disponibilità sia nei posti lasciati vacanti nell’organico di diritto che in quelli dell’organico di fatto.

Il nuovo contratto di mobilità sarà al centro delle trattative dei sindacati. Cosa vi aspettate dai sindacati che siederanno al tavolo?

Si ritiene che nel corso degli ultimi tre anni siano stati rigidamente compressi i diritti dei docenti neo-immessi, quei docenti che, a fronte di specifiche richieste dello Stato, hanno provveduto a formarsi a proprie spese senza alcuna garanzia di una diretta assunzione in ruolo. Dal sindacato ci sia aspetta che sappia rivendicare la necessità di riportare la mobilità all’interno della contrattazione sindacale forte del fatto che, essendo una buona parte dei docenti consapevole dell’enorme riduzione dei propri diritti e libertà personali, una loro azione dimostrativa trasparente sarà accolta positivamente. Inoltre ci si auspica che sappiano trovare proposte capaci di soddisfare le esigenze dei più, senza trascurare – anche con meccanismi premiali sul lungo periodo – quelle che temporaneamente non possono trovare accoglimento.

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