Docenti terza fascia, Granato: un concorso riservato sarebbe un pasticcio, a breve uno ordinario dove potranno far pesare la loro esperienza. [INTERVISTA]

di Vincenzo Brancatisano
ipsef

item-thumbnail

La querelle nata dopo la diffusione di un video da parte della senatrice del Movimento 5 Stelle, Bianca Laura Granato, nel quale rimprovera ai precari di Terza fascia la loro richiesta di non sottoporsi alla valutazione tramite il concorso, e con il quale chiede loro di evitare di pretendere percorsi agevolati, sta assumendo toni molto forti.

Gli attacchi alla senatrice continuano come anche le tante le attestazioni di solidarietà. I precari, che da anni garantiscono con il loro lavoro lo svolgimento delle attività didattiche, chiedono da tempo una procedura riservata solo a loro, temendo forse di non farcela contro i rivali neolaureati, freschi di studio e che, non essendo occupati al lavoro come loro, avrebbero più tempo per prepararsi.

Altri docenti, anche precari, intervengono nei gruppi di discussione apprezzando invece la presa di posizione della Granato. No ad agevolazioni clientelari  di categorie di insegnanti foraggiate dai partiti in cambio di voti in occasione di tornate elettorali e dai sindacati in cambio di tessere, scrive Libero Tassella nel Gruppo Professione Insegnante. Sono  sempre stato precisa il docente per un reclutamento che veda nel concorso ordinario per esami e titoli selettivo l’unica e seria  possibilità  di ingresso nella professione docente. L’attuale governo va finalmente  dopo tanti anni  in questa direzione. Trovo insensata l’attuale  richiesta dei sindacati di procedure riservate non selettive che sono state accantonate.

E ancora: Ora esiste una legge che ha rivisto il reclutamento. I docenti devono fare un concorso a cattedre con cui potranno anche abilitarsi. I docenti con tre anni di servizio hanno ottenuto di partecipare con la sola laurea senza i 24 Cfu/Cda, hanno il 10 per cento dei posti riservati oltre a concorrere anche sull’altro 90 per cento e infine hanno il punteggio gonfiato in graduatoria da una ipervalutazione del punteggio di servizio. Questo ovviamente solo in prima applicazione. Buona fortuna. Io mi preoccuperei di studiare…”.

Gli fa eco Jacopo Martini: Sono un insegnante precario spiega il professore e voglio fare un concorso. Gli altri mi chiamano neolaureato, ma sono a scuola da più di tre anni. Indipendentemente dalle questioni personali, credo che i concorsi ordinari selettivi siano la cosa più giusta, dovessi saltare io per primo. Non oso immaginare che colleghi a me conosciuti, che sanno esprimersi con difficoltà  pur insegnando da tre, cinque, otto anni possano entrare in ruolo per una cooptazione dall’alto. I sindacati mi hanno deluso. Profondamente. Hanno tradito l’idea di scuola meritocratica che dovrebbero difendere. Aspirano ad avere altre tessere? Perderanno quelle di molti delusi e delle nuove leve che vedono sfumare ogni possibilità”. D’altra parte, obietta Domenico Giordano, almeno il 61 per cento degli attuali docenti è arrivato al ruolo senza concorso o con concorso non selettivo. Detto questo, ciò che non si vuole capire è che io il concorsone altamente selettivo lo farei pure, semplicemente vorrei potermela giocare ad armi pari con il neolaureato che ha il quadruplo di tempo in più rispetto a me che la mattina lavoro a scuola, il pomeriggio lavoro a casa (come tutti gli scarsoni di III fascia) ed ho famiglia. Sarebbe sufficiente indire il concorso con un bel podi mesi di anticipo, magari a settembre in modo da poter studiare ad agosto…. Secondo Luigi Russolillo “è giusto sostenere il concorso solo per i nuovi arrivati, seguendo una cadenza biennale. In passato il concorso è uscito anche dopo dodici anni. Non ci si sveglia una mattina e si cambiano le regole del gioco sulla pelle, i sacrifici e gli investimenti degli altri. Bisogna, per giustizia, stabilizzare, attraverso un canale agevolato, tutti i precari che da tre e più anni, hanno dato il loro impegno, la loro professionalità, la loro passione ed hanno fatto esperienza sul campo, consentendo il regolare svolgimento delle attività didattiche”. Insomma, un’altra guerra sul fronte scolastico, indotta ancora una volta da normative conflittuali e foriere di aspettative spesso destinate a rimanere deluse.

Senatrice Granato, che cosa lha indotta a diffondere un video in cui attacca in maniera decisa i precari di terza fascia?

“Il video è nato dopo aver avuto un incontro con alcuni docenti di terza fascia ai quali avevo risposto in modo dettagliato. Mi sono sempre confrontata con estrema serenità, sia di persona sia via email, e le dico che di richieste ne arrivano centinaia al giorno. Ho sempre cercato di pormi con la massima cordialità verso tutti. A fronte di questa disponibilità, però, a volte sono nati fraintendimenti ed è quanto accaduto domenica scorsa, quando sono stata accusata di una presunta ostilità. Ecco, quel video nasce in questo contesto”.

Aggredita dove?

“Su Facebook, sia io che altri membri della commissione, subiamo attacchi scomposti e decontestualizzati. Tuttavia, spesso, ho ricevuto anche attestati di stima e solidarietà. Chi ha a cuore la scuola ha capito la posizione del Governo e quella del Movimento 5 stelle. Vogliamo che tutti gli insegnanti siano valutati con un concorso pubblico. In passato si sono concesse troppe deroghe in entrata nel mondo della scuola e i diversi sistemi di reclutamento hanno messo in crisi il sistema. Bisognava trovare un punto da cui ripartire”.

Che cosa è stato concesso?

“Ai precari di terza fascia, in particolare, la valorizzazione del punteggio del servizio svolto, una riserva di posti e la possibilità di partecipare al prossimo concorso anche in assenza dei 24 cfu formativi. Non è poco e lo ritengo un buon compromesso tra l’esigenza di rispettare il dettato costituzionale, cui troppe volte si è derogato in passato, e di valorizzare il precariato. Alle forze di governo è sembrato opportuno andare oltre l’idea di svolgere concorsi riservati e percorsi speciali: era assolutamente necessario ripensare in nuce un meccanismo di reclutamento che ha dato dimostrazione di operare, per come era stato strutturato fino ad ora, in modo disfunzionale”.

Perché?

“I vecchi percorsi abilitanti sarebbero stati onerosi e avrebbero comportato una sperequazione di natura economica tra docenti pari merito. I percorsi speciali, tra l’altro, penalizzavano soprattutto i docenti del Sud dove il maggior numero di richieste favoriva il lievitare dei costi. Collegare queste procedure a un concorso riservato avrebbe comportato, poi, la certezza di incorrere in ricorsi. Ecco perché abbiamo deciso di prevedere che il nuovo concorso sia direttamente abilitante per chi lo supera”.

I precari di terza fascia cosa chiedono invece?

“Vorrebbero una procedura agevolata che di fatto non precluda a nessuno l’accesso al ruolo. Loro stessi, tuttavia, hanno predicato a lungo l’insostenibilità di procedure riservate. Ritengo che buona parte di queste rivendicazioni siano dovute alla politica sulla scuola fatta dal Pd che ha introdotto per la seconda fascia distituto, costituita da soli docenti abilitati, un concorso transitorio non selettivo, illudendo anche i precari di terza fascia che la medesima procedura si potesse replicare. Tuttavia sono stati proprio loro che, impugnandola, ne hanno rivelato le criticità. Purtroppo la scuola è sullorlo di una pericolosa implosione a causa di queste procedure di dubbia costituzionalità che bloccano le graduatorie, con il rischio di aprire casi analoghi a quelli dei diplomati magistrali, pasticci mostruosi ed insostenibili. Ci è stato chiesto di ricorrere per lennesima volta a provvedimenti in deroga che sarebbero immediatamente stati attaccati da ricorsi. Secondo alcuni è assolutamente necessario non essere sottoposti ad una valutazione di merito. La trovo una posizione insostenibile: tutti i docenti, come chiunque voglia entrare nell’Amministrazione pubblica, devono essere assunti con una regolare procedura concorsuale”.

Il problema è che i concorsi si sono fatti con il contagocce.

“Lultimo concorso abilitante è stato fatto nel 2001. Una volta tra un concorso e un altro passavano anche 10 anni. Oggi per non incorrere nellabuso di precariato ed evitare sanzioni onerose per i cittadini abbiamo previsto una regolarità biennale nell’indizione dei bandi. Si intrecciano così tante ragioni, da quelle costituzionali a quelle legate ai richiami europei”.

Al pubblico impiego si accede per concorso, ma fatti salvi i casi stabiliti dalla legge, dice la Costituzione.

“Intanto vale la pena ricordare che la Costituzione alludeva alle categorie protette. In passato si è proceduto ad ondate di stabilizzazioni ope legis, in molti casi basate su meccanismi clientelari. Il problema sta proprio qui: si è generata l’errata percezione che si potesse entrare nel settore pubblico anche eludendo le procedure concorsuali. Eppure è quella la via corretta, quella della Costituzione”.

I precari obiettano che loro hanno esperienza sul campo.

Sono d’accordo. Ecco perché ritengo possano brillantemente superare il concorso ed essere finalmente assunti a tempo indeterminato. L’esperienza può risultare molto più utile di una semplice preparazione nozionistica, quella che può avere un neolaureato, per vincere un concorso. La legge sulla cosiddetta Buona scuola non solo non ha risposto all’esigenza di evitare l’abuso di precariato ma ha ulteriormente complicato le procedure di accesso che ora noi abbiamo semplificato. Dopo le forti disfunzioni procurate da chi ci ha preceduto non è semplice riportare tutto nel solco della buona organizzazione. Alludo, per esempio, allalgoritmo che ha mandato fuori sede migliaia di insegnanti. Ci sono molte esigenze sentite dal personale docente di cui tener conto, non solo i precari. Per questo serve del tempo per riequilibrare il sistema nel suo complesso”.

I problemi non sono stati creati solo dal Pd. I governi precedenti hanno le proprie responsabilità, il Tfa a pagamento non è certo stato certo inventato dal Pd ma dal Governo Berlusconi.

Certamente le discrasie nel sistema scolastico sono state svariate e non riguardano esclusivamente i Governi Pd. E’ certo, comunque, che le riforme renziane non solo non hanno risolto la maggior parte dei problemi legati al mondo della scuola ma hanno acuito quelli esistenti: dalla presenza di percorsi paralleli per accedere ai ruoli alla ridefinizione dei poteri degli organi in un’ottica aziendalistico-manageriale”.

Alcuni sostengono che il vostro governo avrebbe dovuto aumentare il compenso dei Fit invece che abolirli. Che cosa risponde?

Non avremmo risolto il buon funzionamento del sistema. L’unica soluzione era quella di snellire la procedura, prevedendone una unica per tutti. Ritengo sia stata trovata un’adeguata ponderazione tra l’esigenza di formare i docenti in ingresso e quella di riconoscere loro il ruolo in un tempo molto più ragionevole e soprattutto compatibile con le indicazioni europee”.

Quando si farà il concorso?

Non dovrebbero esserci tempi lunghi, anche perché dobbiamo coprire più posti per quota 100. La procedura, come sa, è interamente affidata al Miur”.

Lei dice che non le interessa se questa chiusura vi farà perdere dei voti.

Intanto non la chiamerei chiusura perché se ci si ragiona la scelta compiuta è in linea con la nostra Costituzione e, soprattutto, si è rilevata l’unica percorribile. Inoltre la minaccia del ‘non ti voto se non fai questo per me’ non può comunque essere accettata. In campagna elettorale avevamo detto di voler combattere il precariato e lo strumento principe che abbiamo messo a disposizione per la scuola è quello di procedure concorsuali più veloci e semplici, non riservate a qualcuno né speciali, pur valorizzando le peculiarità dei precari. Per noi è prioritario agire nell’interesse collettivo perché, non dimentichiamolo, dalla qualità delle scuole statali passa il riscatto degli ultimi e il destino del Paese”.

Versione stampabile
Argomenti:
anief banner
soloformazione