Docenti scarsamente motivati, programmi di studio obsoleti e classi sovraffollate: gli italiani danno 6 alla scuola

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La scuola italiana riceve la sufficienza dai suoi cittadini. E’ quanto emerge dai risultati di “Gli italiani e la scuola”, secondo report di #FragilItalia, l’osservatorio di AreaStudi Legacoop, nato dalla collaborazione con IPSOS e Centro studi di Unioncamere Emilia-Romagna, che, attraverso l’indagine di opinione e i più recenti dati disponibili, monitora l’evoluzione dei principali fenomeni sociali ed economici attuali del Paese.

Quali sono i problemi principali? Sostanzialmente sono gli stessi (o quasi) di cui Orizzonte Scuola si occupa ogni giorno. Come ad esempio la scarsa motivazione dei docenti: anche il report in questione sottolinea questo problema, insieme a quello dei programmi di studio obsoleti, le dotazioni tecnologiche inadeguate, l’edilizia scolastica e le classi sovraffollate. 

Inoltre,  secondo gli italiani la scuola sarebbe incapace di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro e ne ravvisano le differenze qualitative tra le diverse aree del Paese e tra grandi città e provincia. Sul rapporto tra istruzione secondaria superiore e mondo del lavoro, si legge sull’Ansa, appare evidente il mismatch, in quasi la metà del territorio nazionale, tra specializzazione produttiva e specializzazione formativa tecnico-professionale.

I voti alla scuola

Complessivamente la valutazione media del sistema scolastico italiano si attesta ad un valore di poco superiore alla sufficienza (voto 6,3), con variazioni relative ai diversi livelli di istruzione.
Il vertice alto del podio è occupato dall’Università (6,6) seguita a ruota dalla scuola dell’infanzia (6,5) e dalle scuole elementari (6,4). Gli asili nido ottengono un 6,2, mentre, a quanto pare la sufficienza stentata va alle scuole secondarie di primo e secondo grado.

I problemi

Come dicevamo, le principali carenze della scuola si rintracciano secondo il report nei programmi di studio obsoleti e troppo teorici (52%, con punte del 67% tra gli under 30 e del 60% nel Nord Est), nelle dotazioni tecnologiche inadeguate (50%, e 57% nel Sud e Isole), nella scarsa motivazione dei docenti (50%),.

Non entusiasmano nemmeno l’edilizia scolastica (47%, con una punta del 58% al Sud), e le classi sovraffollate (39%).

Parametri che cambiano valutazione in base ai contesti geografici e demografici: per il 59% degli intervistati le scuole migliori sono al Nord (con punte del 92% tra gli intervistati de Nord Est e dell’82% tra quelli del Nord Ovest), mentre solo il 5% si esprime a favore delle scuole del Sud (per il 25% non ci sono differenze).

C’è anche l’idea che grande città equivale a migliore istruzione, almeno per il 52% (con punte del 60% tra gli under 30 e nel Nord Ovest), mentre solo il 15% opta per la provincia (per il 33% non ci sono differenze).

Insomma, il quadro del report #FragilItalia, mette il dito sulle ferite aperte della scuola italiana. Ecco allora che il Recovery plan potrebbe davvero diventare un ottimo punto di partenza per gettare le basi per la nuova scuola. Magari quella che ha in mente il Ministro Bianchi. O forse un’altra. Ma che sia una nuova scuola.

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