Docenti precari, Pittoni (Lega): “Definire sanatorie gli attuali percorsi selettivi è da furbetti della comunicazione”

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Liquidare come “sanatorie” gli attuali percorsi selettivi dei docenti è da furbetti della comunicazione e, di fatto, fa il gioco degli interessi che ruotano attorno a corsi e pubblicazioni preparatorie ai concorsi”. Lo afferma il senatore Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Scuola della Lega e vicepresidente della commissione Cultura al Senato.

In realtà – spiega – l’Italia ha insegnanti fra i più selezionati d’Europa. Tutti i docenti presenti nelle graduatorie dei precari hanno conseguito almeno la vecchia laurea quadriennale (o un titolo di studio equivalente) oppure una laurea quinquennale a ciclo unico o, ancora, la nuova triennale seguita dalla magistrale, raccogliendo complessivamente 300 CFU (crediti formativi universitari) oltre a presentare e discutere (nel caso del 3+2) due tesi di laurea”.

Serve poi l’abilitazione. Ecco allora percorsi formativi abilitanti che, prosegue il senatore, superando la concezione nozionistica della valutazione mediante uniche prove d’esame, assicurano una reale selezione ex ante, in considerazione dell’esperienza professionale, in itinere, con diversi esami universitari, ed ex post con l’esame conclusivo (nel triennio accademico 2013/2016 quasi 3 candidati su 10 non sono stati ammessi all’esame finale per il mancato superamento di singoli esami del piano di studio dei cosiddetti PAS). La formazione specialistica per l’insegnamento viene erogata dalle università pubbliche mediante corsi (TFA, PAS) preordinati all’acquisizione di CFU nei seguenti SSD (settori scientifico-disciplinari): didattica generale e speciale, pedagogia generale e speciale rivolta ai bisogni educativi speciali, pedagogia sperimentale, didattica disciplinare, laboratori pedagogico-didattici, tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la didattica. A conclusione degli esami di profitto, gli aspiranti docenti accedono a un ulteriore esame, di competenza ministeriale, abilitante all’insegnamento“.

Non è finita. La legge -ancora Pittoni – prevede anche un periodo di prova per verificare sul campo la capacità del docente di svolgere la funzione in tutte le sue sfaccettature e cioè: facoltà comunicative e relazionali con alunni, colleghi, famiglie e dirigente scolastico; capacità di insegnare la disciplina e di valutare correttamente gli allievi; rispetto delle regole di deontologia professionale“.

L’attività dell’insegnante – conclude Pittoni – è monitorata e valutata al termine dell’anno scolastico dal dirigente e dal comitato di valutazione“.

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