Docenti precari non sono interruttori accesi e spenti il 30 giugno. Lettera

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inviata da Valeria Negrinelli – Ognuno ha ottenuto una più o meno importante vittoria: i lavoratori della terra una stabilizzazione (con recente diritto al reddito di emergenza!), il mondo del calcio la ripartenza del campionato. 

A noi insegnanti precari ieri hanno concesso un contentino, non avendo guadagnato granché con la mediazione Conte; oggi ci hanno tolto pure quello.

A questo punto, se andassimo a zappare, avremmo più certezze per il futuro.

Sono stanca di sentirmi un interruttore. Accesa e poi spenta al 30 giugno; riaccesa all’occorrenza per tornare a dover dar prova, l’anno successivo, di quanto ho da offrire a nuovi dirigenti, colleghi, alunni e genitori. Ho perso il conto delle notti in bianco per assimilare e completare i complessi iter burocratici e amministrativi d’inizio anno, che presentano modalità sempre differenti da quelli precedenti, variando d’istituto in istituto.

Sono esausta e non lo dico per autocommiserazione. 3 mesi, gli ultimi, di fuoco: lezioni, impegni collegiali, rapporti di lavoro interpersonali in qualunque giorno e ora che già basterebbero a sfiancarmi, sono stati appesantiti dalla vita da madre single che praticamente conduco per l’intera giornata.

Ora mi viene aggiunto quel quid, quel mattoncino in più, costituito da un programma intensivo di studio da pianificare nei mesi estivi, per poter avere il diritto di essere stabilizzata.

La soluzione ci sarebbe, ma non vogliono trovarla e rappresenterebbe una maggiore garanzia rispetto a qualsiasi test o elaborato. Personalmente sostengo una valutazione da vicino che, grazie ad una commissione interna all’istituto, metta sotto esame il mio operato durante l’a.s. e in toto, a 360°, magari avvalendosi dei feedback di studenti e genitori. In questo modo sì, che si valorizza il merito, e l’erario statale ringrazierebbe, poiché, approvando una commissione interna composta da docenti e dirigente, essa rientrerebbe in quelle funzioni strumentali facenti parte degli obblighi contrattuali. E, indovinate un po’? La prova sarebbe molto più selettiva e veritiera di una mera prova nozionistica e allora i diritti allo studio dei nostri studenti sarebbero rispettati

La verità, ministra, è che io ho scelto di non prendere scorciatoie, ho in tutta coscienza deciso, nonostante le oggettive difficoltà, di stare accanto ai miei ragazzi, di spronarli sul campo, e come risultato ho ottenuto di aver tutelato i loro diritti molto più di quanto abbia fatto lei, comodamente seduta in poltrona; sia chiaro: questo adagio non le ha impedito di confondere ulteriormente le idee a tutto il comparto scuola per l’intera durata dell’emergenza.

A questo punto, non so. Non sono certa che quell’interruttore scatterà di nuovo a settembre, anche se a Lei e alla Signora Granato non sembra interessare.

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