Docenti precari manifestano, Anief: soluzione non è concorso riservato ma riapertura GaE

di redazione
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comunicato Anief –  Ancora una volta i professori in piazza a manifestare contro l’abuso dei contratti a termine. Sui motivi siamo tutti d’accordo, dichiara Marcello Pacifico di Anief:

l’ultima Legge di stabilità ha cancellato anche la speranza di entrare nei ruoli attraverso un concorso riservato per i tanti supplenti che insegnano nelle nostre scuole, per paura che sia anch’essa dichiarata incostituzionale.

Ma è la soluzione proposta dalle altre forze sindacali che non condividiamo perché non può essere la riproposizione di una norma riservata analoga che non risolve il problema del precariato, né la partecipazione a un concorso nazionale.

Nel primo caso, infatti, i posti a disposizione sarebbero esigui rispetto a quelli concessi ai concorsi ordinari e agli altri riservati al personale abilitato, ragion per cui abbiamo sempre criticato la Buona scuola fin da quando escluse dal piano straordinario di reclutamento tutto il personale non inserito nelle GaE.

Nel secondo caso, rimarrebbe non sanzionato né evitato l’abuso dei contratti a termine per le supplenze, motivo di infrazione della norma comunitaria e di contenzioso presso i tribunali del lavoro per le misure risarcitorie.

La strada maestra come ci ha insegnato la Cassazione rimane quella della riapertura delle GaE a tutto il personale reclutato e laddove esaurite con la qualificazione e il reclutamento di tutto il personale non abilitato con 36 mesi di servizio attraverso corsi annuali abilitanti e aggiornamento delle GaE, o ancora attraverso il reclutamento diretto dalle graduatorie d’istituto da trasformare in provinciali.

Anche noi siamo d’accordo con la senatrice Bianca Laura Granato (M5S) sulla necessità di farla finita coi ricorsi perché “li pagano i cittadini”. Infatti, abbiamo sempre detto che dovrebbero pagarli i dirigenti responsabili delle errate politiche di reclutamento italiano tanto che esiste un danno accertabile per la normativa europea e per la giustizia contabile. Tuttavia, vorremmo ricordare che tutti i cittadini hanno diritto a ricorrere contro atti della PA che ritengono illegittimi in uno Stato democratico e la Politica con la P maiuscola dovrebbe evitare il più possibile il contenzioso con scelte ragionevoli.

“Il problema non è bandire nuovi concorsi, ma evitare l’abuso dei contratti a termine e quindi la precarietà della scuola italiana. Lo strumento esiste: il doppio canale di reclutamento. E la diagnosi pure, cioè la falsificazione degli organici specie di sostegno. Il Governo riapra le GaE a tutto il personale abilitato, metta il personale non abilitato nelle condizioni di essere assunto a tempo indeterminato e non sempre come supplente, e finalmente adegui l’organico di fatto a quello di diritto, specie sui posti in deroga. E allora qualcuno non farà più ricorso né avrà ragione di manifestare e magari gli studenti avranno la continuità didattica che cercano”, conclude il leader del sindacato autonomo.

Questo è il commento alle parole della senatrice Bianca Laura Granato (M5S), in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook alla vigilia della manifestazione di alcuni sindacati contro la precarietà, dopo l’adesione di Anief agli scioperi del 27 febbraio e dell’8 marzo 2019.

COSA DICE L’UE

A questo proposito, il Parlamento dell’Unione Europea in una recente risoluzione (262/18) ha espresso la necessità che gli Stati membri provvedano a distanza di vent’anni dall’approvazione della direttiva 70/99 alla “conversione automatica del contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre una data precisa”, ovvero 36 mesi anche non continuativi qualora stiano operando su posto vacante e disponibile.

Pensare di superare la supplentite con un emendamento che dà una supervalutazione del servizio in occasione del prossimo concorso, come è successo recentemente, è illusorio.

Anief ricorda come la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto, che richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito che gli stati membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori.

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