Docenti precari di Religione, per assumerli in ruolo serve una graduatoria per titoli: lo chiede l’Anief dopo l’ultima sentenza UE

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“Bisogna dare il giusto riconoscimento alla categoria dei 20mila docenti di Religione cattolica non ancora di ruolo”.

A dirlo è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso del webinar gratuito svolto oggi dal titolo “La sentenza della Corte di Giustizia europea sul precariato degli insegnanti di religione cattolica del 13 gennaio 2022”.

“Per questo, come sindacato abbiamo suggerito ai politici degli emendamenti specifici al decreto Milleproroghe; non tanto per chiedere un nuovo concorso, perché quello che veramente serve per debellare l’altissima precarietà tra la categoria è una graduatoria per titoli, sulla base dei servizi svolti, da aggiungere all’idoneità diocesana, senza dimenticare i 2mila idonei del concorso 2004 ancora non assunti”.

All’incontro, moderato da Alessandro Manfridi, referente nazionale Anief Icr, hanno partecipato alcuni legali, tra cui Walter Miceli, che opera per Anief, per spiegare gli sviluppi che seguiranno alla luce dell’importante sentenza anche ai fini risarcitori per i quali il giovane sindacato ha avviato specifici ricorsi in tribunale: “Il piano di stabilizzazione previsto negli ultimi anni in Italia – ha detto Miceli – ha escluso molte categorie di lavoratori della scuola, come gli Irc, il personale Ata e tutti gli insegnanti delle graduatorie d’istituto. Questo errore dell’allora governo Renzi, di tenere in considerazione solo le Gae, ha determinato la riapertura della procedura di infrazione UE per l’Italia, il reclamo collettivo, la sentenza dei giorni scorsi”.

“A questo punto – ha puntualizzato l’avvocato Vincenzo De Michele – contro la reiterazione dei contratti a termine sono percorribili solo due vie. La prima passa per la strada giudiziaria, con legittimità delle norme, che prevede l’attivazione automatica, come chiede da tempo la stessa Unione europea, del contratto a tempo indeterminato dopo 36 mesi di servizio svolto. La seconda strada è invece quella di ritornare al doppio canale di reclutamento. Altre, se si vuole risolvere il problema una volta per tutte, non ve ne sono”.

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