Docenti precari delusi: “Il decreto sostegni bis non risolve nulla”. Adesso si spera negli emendamenti per modificare il testo [VIDEO]

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Come abbiamo evidenziato più volte, il decreto sostegni bis, per quanto concerne le misure per la scuola, non sembra accogliere i favori del popolo della scuola. Anzi: docenti precari sono delusi. Le forze sindacali amareggiate. Ma le forze politiche vogliono ancora intervenire, con il testo che nei prossimi giorni arriva alla Camera. E allora gli emendamenti potrebbero diventare fondamentali.

La struttura del decreto sostegni bis, per quanto concerne l’assunzione degli insegnanti precari, al momento prevede un percorso transitorio per chi si trova nelle Gps di prima fascia e abbia maturato almeno 36 mesi di servizio come supplente. A settembre questi docenti verrebbero assunti per un anno con contratto a tempo determinato e inizierebbero un anno di prova e formazione, con prova finale con commissione esterna.

Dall’assunzione dei precari ai concorsi semplificati: le misure per la scuola del decreto sostegni bis [VIDEO GUIDA]

Ecco cosa dicono i diretti interessati, ovvero di docenti precari: “le misure previste non vanno bene perché non stanno stabilizzando come si prevedeva il grosso del precariato. Non si riescono a programmare le assunzioni e nemmeno la formazione dei docenti. Parliamo del nulla. Non si può andare avanti con queste cifre così piccole. Ci aspettavamo che ci fosse un testo serio. Nella scuola non si entra per casualità. Nella scuola si lavora. Bisogna strutturare un piano di stabilizzazione“, dice Anita Pelaggi, del Coordinamento Nazionale Precari Scuola nel corso del suo intervento su Orizzonte Scuola Tv del 28 maggio.

La docente si chiede inoltre: “Come facciamo ad aprire una procedura ordinaria per le discipline Stem, se ancora non abbiamo chiuso le procedure per il concorso straordinario? La politica non riesce a trovare un accordo su questo tema. Si parla di finanziamenti distribuiti in progetti ma ancora manca una scuola che possa andare avanti”. Pelaggi ricorda l’appuntamento del 15 giugno, quando è prevista una manifestazione proprio per protestare e fare pressione: “Chiediamo urgentemente a tutti i docenti e personale Ata, il Governo deve sapere che le soluzioni devono essere organiche e strutturali“.

Il testo del decreto bis però potrebbe essere modificato

La delusione è tanta ma le cose potrebbero anche prendere una piega diversa: infatti come sappiamo, il testo del decreto sostegni bis andrà alla Camera nei prossimi giorni e poi al Senato. Dal Parlamento passerà l’unica speranza di poter intervenire sui nodi più contestati, tramite gli emendamenti.

La Lega ha già annunciato che darà battaglia, specialmente in Senato, dove il responsabile scuola Mario Pittoni, cerca un’alleanza trasversale all’interno del parco delle forze politiche: “Fondamentale a questo punto il dialogo con le altre forze politiche per contenere i diktat del Movimento 5 Stelle, che hanno portato il sistema al disastro con l’anno scolastico 2020/21 avviato praticamente senza insegnanti e senza gli spazi necessari”.

Non solo, il senatore leghista proporrà a chi intenderà appoggiarlo, già una serie di interventi mirati: “l’estensione delle assunzioni in ruolo alla II^ fascia delle GPS (se possibile, anche alla I^ fascia senza tre anni di servizio), la sostituzione della prova disciplinare a conclusione del percorso di formazione con un test che valuti la preparazione didattico metodologica, la cancellazione del divieto per i bocciati al concorso ordinario di partecipare a quello successivo”.

Anche i sindacati provano a lanciare segnali e annunciano un presidio nazionale per il 3 giugno prossimo. Le organizzazioni sindacali non riescono infatti a far quadrare le previsioni presenti sul testo del sostegni bis con il Patto per l’Istruzione, l’accordo fra Ministero e sindacati che dava il via ad un disegno per interventi sulla stabilizzazione del precariato piuttosto distanti dalla struttura approvata dall’esecutivo.

Per questo motivo i sindacati del comparto scuola hanno esplicitamente chiesto di poter essere auditi in Parlamento per permettere loro di approfondire alcuni aspetti su cui intervenire prima dell’approvazione definitiva del testo.

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