Docenti precari: basta con la retorica del “largo ai giovani”

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Coordinamento Precari scuola Bologna e Modena interviene in merito al dibattito sul reclutamento che vede da un lato i fattori dei concorsi ordinari e dall’altro i sostenitori di una procedura di assunzione per titoli e servizi.

La campagna mediatica che da anni presenta il docente precario come impreparato e indegno del ruolo che svolge, trae adesso nuova linfa dagli esiti delle prove scritte del Concorso Straordinario che gli USR vanno pubblicando.

L’articolo di un noto quotidiano nazionale, edizione locale, si intitola “I prof sono impreparati: non superano l’esame, così le cattedre resteranno vuote”. Tradotto: se il prossimo anno la scuola inizierà ancora in ritardo, la colpa sarà di quei docenti che non hanno colto la possibilità data loro, dimostrando di essere ignoranti e di non meritare un posto stabile.

Come Coordinamento Precari/ie Scuola di Bologna e Modena abbiamo già commentato le prove concorsuali nel merito, a partire da un questionario sottoposto ai candidati.

Prima di affermare che gli insegnanti sono impreparati, gli autori degli articoli hanno approfondito la questione? Hanno analizzato domande, modalità e tempi di svolgimento delle prove, griglie di valutazione?

Tra gli elementi riscontrati ricordiamo: tempi troppo stretti per la complessità delle risposte attese, mancanza di chiarezza nelle domande formulate e presenza di temi non previsti dai programmi, mancanza di funzioni nei programmi di scrittura necessarie per alcune classi di concorso, griglie di valutazione generiche e soggette a interpretazione. Senza dimenticare le condizioni storiche in cui si sono svolte le prove.

Nessun giornalista è andato a chiedere conto di tali criticità al Ministero e alla Commissione istituita per creare le prove. Nessuno si è chiesto come mai tra i candidati siano stati bocciati in massa anche quei docenti già selezionati e formati come i docenti di sostegno specializzati.

Il giornalismo nostrano continua a fomentare l’idea che i docenti precari meritino la precarietà e siano loro la causa del basso livello di competenze degli studenti italiani, rilevato tramite le valutazioni nazionali e internazionali. Questo si desume dall’articolo a firma del Direttore della Fondazione Agnelli, che commentando quanto previsto per la scuola nel PNRR, ci dice che avere a settembre 2021 un elevato numero di cattedre scoperte “è un male accettabile, se l’alternativa è di rinunciare in futuro ad assumere i migliori docenti”.

Gavosto si appella alla retorica del “largo ai giovani”, ma dimentica che dal 2014 non esistono corsi abilitanti, che le modalità selettive finora usate sono state spesso inadeguate a valutare un buon docente. Il Direttore tralascia soprattutto di dire che molti vengono bocciati perché non ci sono posti su cui entrare di ruolo, ma posti per lavorare da precari fino al 30 giugno sì.

L’efficienza è richiesta ai docenti, ma non alla macchina statale in cui lavorano da anni, con poche risorse, in spazi inadeguati e con una burocrazia inutilmente crescente.

Noi, accusati di non essere mai stati valutati, vorremmo valutare invece l’operato e gli scritti di questi direttori e giornalisti. Vorremmo anche noi sbattere il mostro in prima pagina.

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