I docenti di potenziamento devono insegnare anche alternativa alla religione cattolica, altrimenti è spreco di risorse. Lettera

di redazione
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Prof.ssa Maria Gallelli – Riguardo all’insegnamento alternativo alla religione cattolica la nota ministeriale n. 2852/16 chiariva: “rimangono ferme le attività per le quali sono previsti appositi capitoli di finanziamento (quali, ad esempio, le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica)”.

Le attività in oggetto vengono retribuite con finanziamento stanziato nel bilancio dello Stato. Mi chiedo se ciò sia ancora opportuno in un’ottica di contenimento della spesa pubblica, alla luce anche dal fatto che molti colleghi sono docenti in servizio proprio su alcune materie come “diritto ed economia”, solitamente privilegiate negli istituti che non le contemplano fra le attività curriculari.

In ogni scuola, o nella maggior parte di esse, l’anno scorso sono stati inviati dal MIUR da uno a due docenti di potenziamento in discipline giuridiche ed economiche in occasione della mobilità e ancora prima, nella fase di assunzione dalle graduatorie permanenti (provocando l’esubero nazionale per la relativa graduatoria!), e ciò indipendentemente dalle richieste evidenziate dalle scuole nel proprio PTOF.

Se tali docenti sono disponibili, se effettivamente non sono stati assorbiti dall’organico curriculare eventualmente presente nell’Istituto, o almeno per le ore disponibili, perché non devono essere utilizzati in orario curriculare per l’insegnamento alternativo alla religione cattolica?

Non si può parlare in questo caso di spreco delle risorse? Nonostante la cospicua presenza di docenti abilitati in discipline giuridiche ed economiche ed in servizio con un certo numero di ore a disposizione, la nota ministeriale in oggetto faceva riferimento ancora agli “appositi capitoli di spesa!”.

Confido nell’emanazione di una nuova nota ministeriale che possa definire meglio tale questione per un più efficace ed efficiente utilizzo delle risorse (aspetti che in un’azienda privata non passerebbero inosservati!).

Mi chiedo, infine, che senso abbia sostenere, come più volte qualche sindacato ha fatto, che non è possibile svolgere tale attività nelle ore di potenziamento perché in tal modo alcuni studenti non ne usufruirebbero. Non è forse vero che l’insegnamento in oggetto è speculare a quello della religione cattolica, che, allo stesso modo, non si rivolge a tutti gli alunni ma solo a coloro che l’hanno scelta?

Per quale motivo il docente di religione cattolica, retribuito dallo Stato per gli alunni che vogliono usufruire di tale insegnamento, deve avere la dignità di docente curricolare ed invece chi insegna materia alternativa non può svolgere tale servizio nell’ambito del proprio orario di potenziamento ma soltanto con ore aggiuntive? Peraltro, tale modalità in uso, concessa dalla suddetta nota ministeriale, grava sulla spesa pubblica!

AUSPICO UN INTERVENTO MINISTERIALE CHE FACCIA LUCE SULL’UTILIZZO DELL’ORGANICO DI POTENZIAMENTO ANCHE PER LA MATERIA ALTERNATIVA ALLA RELIGIONE CATTOLICA.

Grazie

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