Docenti posto comune che faranno anche sostegno e docenti di sostegno che insegneranno la propria materia, “La cattedra inclusiva”: una proposta di legge che farà discutere

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È stato annunciato un nuovo progetto di legge, durante il convegno promosso da AirDown (all’interno del progetto MICHI patrocinato dall’Università del Molise), con l’obiettivo di dare piena attuazione alla progettualità inclusiva anche attraverso una ridefinizione, in termini di corresponsabilità e professionalità, del personale docente.

Un nuovo modello di istruzione inclusiva

Il cuore di questo progetto di legge è la creazione della “cattedra inclusiva”, ridefinendo i termini della cosiddetta “cattedra mista” o “incarico misto”. L’idea dei promotori è di stabilire che, a partire dal sesto anno scolastico successivo all’eventuale entrata in vigore del progetto di legge, i docenti avranno l’obbligo di dedicare parte del loro orario di servizio al sostegno degli studenti con bisogni speciali. In particolare, nel testo della proposta, si legge che “tutti i docenti incaricati sui posti comuni e sui posti disciplinari delle scuole di ogni ordine e grado effettuano una parte del loro orario di servizio con incarico su posto di sostegno, mentre tutti i docenti in servizio con incarico su posto di sostegno nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria effettuano una parte del loro orario di servizio su posto comune e tutti i docenti in servizio con incarico su posto di sostegno nella scuola secondaria di primo e di secondo grado effettuano una parte del loro orario di servizio su posto disciplinare coerente con la propria classe di concorso”. 

Una trasformazione graduale

I promotori sottolineano che questa trasformazione non dovrebbe essere immediata né obbligatoria per tutti. Gli insegnanti di età superiore ai sessanta anni o con oltre venticinque anni di servizio potrebbero essere esentati, a meno che non scelgano di partecipare attivamente a questa nuova iniziativa.

Il progetto di legge contempla, inoltre, il congelamento degli organici ai numeri attuali, senza tenere in considerazione i numeri derivanti dal calo demografico.

Formazione specialistica e coordinamento pedagogico

La cattedra inclusiva, così come delineata nel progetto di legge, non si limiterebbe all’assegnazione di incarichi, ma dovrebbe prevedere anche percorsi formativi per acquisire le competenze necessarie per lavorare con tutti gli studenti in classe. Questo piano di formazione sarà quinquennale e rivolto a tutti gli insegnanti in servizio: consentirà loro di ottenere specializzazioni e abilitazioni, se necessario.

Un elemento chiave del progetto è l’introduzione di due nuove realtà: un “coordinamento pedagogico” all’interno di ciascuna istituzione scolastica e un “coordinamento pedagogico territoriale” che coinvolgerà varie istituzioni ed enti (in particolare, i CTS, i CTRH, i CTI, le Scuole-Polo per l’inclusione e i GIT).

Il Progetto di legge, sottoscritto da Massimo Nutini, Evelina Chiocca, Raffaele Iosa, Paolo Fasce, Dario Ianes, è accompagnato da un testo che ne delinea le ragioni:

““LA CATTEDRA INCLUSIVA PER ANDARE OLTRE
L’iscrizione degli alunni con disabilità alle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado ha generato, in oltre mezzo secolo di storia, una crescita nella qualità della progettazione educativa e didattica a favore di tutti coloro che accedono al sistema dell’istruzione del nostro Paese. La loro presenza, se in un primo momento ha acceso un forte dibattito accompagnato dal costante impegno di individuare “modi nuovi” per proporre insegnamenti e stimolare apprendimenti, è oggi nuovamente alla ricerca di una direzione di senso, che si rende necessaria in particolare a fronte di percepibili resistenze e di una cultura dell’esclusione e dell’abilismo difficili da estirpare. Questo dà luogo a pratiche che tendono talora a riprodurre modalità didatticamente superate spesso formalmente illegittime. Accanto ad esse, però, non è possibile non rilevare come, in più situazioni, la scuola inclusiva si dimostri ancora essere l’unica realtà capace di assolvere al compito ultimo di valorizzazione delle differenze e delle potenzialità di ciascuno. Ed è proprio questo impulso che, oggi, ci invita ad andare oltre.

È necessario operare un salto di qualità ulteriore, attraverso una scelta ancor più radicale in prospettiva inclusiva, attuabile mediante la generalizzazione di un’esperienza che ci piace chiamare “cattedra inclusiva”: con essa, si può attuare una nuova organizzazione che, nel tempo, vedrà tutti i docenti della scuola italiana impegnati in un incarico polivalente nel quale una parte delle ore di servizio saranno impiegate in attività disciplinari e una parte nelle attività di sostegno.

La proposta è introdotta con un progetto di legge in modo che la scuola e i docenti stessi possano essere sostenuti da una serie di garanzie, che riguardano le dotazioni organiche, un piano straordinario di formazione, fino all’attivazione di nuove strutture come il “coordinamento pedagogico”, previsto a livello di singola istituzione scolastica e a livello di ambito territoriale. Un’impostazione, quindi, che pone al centro le singole istituzioni scolastiche, valorizzandone l’autonomia organizzativa, didattica e curricolare nello sviluppo delle forme di flessibilità ritenute maggiormente idonee.
I princìpi, tradotti nel progetto di legge, con il quale la scuola viene rimessa al centro delle politiche inclusive, intendono rappresentare quel vulnus affinché l’inclusione costituisca fattivamente “… un’occasione straordinariamente utile per accrescere il benessere di giovani che stanno maturando nell’apprendimento e per l’apprendimento, per aiutarli a realizzare il loro progetto di vita. Ciascuno ha il proprio progetto di vita, ma deve essere consapevole che esistono gli altri.” (Andrea Canevaro).”

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