Docenti paritarie, concorso straordinario ci discrimina. Lettera

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inviata da Prof. Diego Farfanelli –  Vi scrivo per dare voce a tutti gli insegnanti delle scuole secondarie paritarie che, come me, si accingono a misurarsi con il prossimo concorso straordinario per l’immissione in ruolo.

A differenza dei docenti che dispongono di tre anni di servizio nella scuola statale, per i quali la vittoria del concorso prevede l’immissione diretta in ruolo, noi degli istituti privati paritari con la stessa anzianità di servizio avremo soltanto la possibilità di abilitarci all’insegnamento. Che cosa è questa se non una discriminazione?

Nella prima fase dell’iter legislativo del decreto gli insegnanti delle paritarie sembravano addirittura fuori gioco anche sulla questione abilitazione; adesso qualcuno si è accorto che esistiamo riservandoci però un avvilente lasciapassare.

Non è sufficiente il trattamento a cui siamo spesso sottoposti nella quasi totalità degli istituti privati paritari, con contratti discontinui e instabili?

Non basta che in molte di queste realtà, spesso nel sud Italia ma non solo, si presti servizio solo per i famigerati 12 punti da accumulare nelle graduatorie di terza fascia senza percepire la benché minima paga (fortunatamente non è il mio caso)?

Perché gli studenti che frequentano gli istituti privati paritari in cui insegniamo hanno, alla fine del loro percorso di studi, un diploma equipollente a quello delle scuole statali mentre noi insegnanti siamo considerati di Serie B (quali non ci riteniamo)?

Ebbene sì, come nelle più celebri manifestazioni sportive, sono state create due serie di insegnanti che però svolgono lo stesso genere di servizio con il medesimo obiettivo finale.

Noi docenti delle scuole paritarie abbiamo il dovere di poter pensare soltanto alla promozione dei nostri studenti, perché contribuiamo alla crescita delle nuove generazioni, di un Paese la cui Costituzione dovrebbe garantire parità di trattamento a tutti gli insegnanti di istituti statali e privati, a prescindere dal fatto che il datore di lavoro sia lo Stato o un soggetto privato. Non alla nostra promozione in una categoria che ci spetta di diritto…

Grazie dell’ascolto

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