La MAD nella scuola statale non fa scandalo, nella paritaria sì! Lettera

di redazione
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Inviato da Filomena Pinca – Recentemente mi sono imbattuta nella lettera di una collega indignatasi, giustamente, per la discriminazione degli insegnanti di scuola paritaria nella partecipazione al futuro concorso per Infanzia e Primaria, scelta compiuta, secondo il sen. Pittoni, per impedire “l’assalto alla diligenza”.

Ciò che mi ha maggiormente colpita, però, sono stati i soliti commenti di colleghi “astiosi” che nutrono un particolare risentimento verso di noi. Non avendoci mai conosciuti, non avendo mai lavorato insieme a noi, come fanno a giudicare il nostro operato e ad aggredirci verbalmente per la richiesta di un diritto più che legittimo?

Qualcuno scrive che il nostro è stato un percorso “facilitato” perché abbiamo avuto un contratto di lavoro senza essere presenti in una graduatoria (falso). Nelle GaE noi eravamo presenti in quanto abilitati e tra i diversi requisiti per ottenere lo status di paritaria è prevista l’abilitazione del personale docente al quarto comma dell’art. 1 della legge 62/2000, lettera g.

Forse i colleghi, non avendo mai lavorato in una paritaria, non sanno che alcune scuole, le più grandi, emanano un bando; altre convocano in base alle domande pervenute, di cui si valuta il curriculum, esattamente come si fa nella scuola statale per le MAD ossia le messe a disposizione. Siamo dunque alle solite. Questa pratica di scrivere direttamente al Dirigente Scolastico, per proporre la propria candidatura, va bene per la scuola statale, ma non per quella paritaria.

Naturalmente “perdono” i colleghi che continuano a perseverare nell’errore, ma non riesco proprio a giustificare quella piccola fetta di giudici, che sembra volutamente ignorare la Sentenza 1102/2002 del Consiglio di Stato, interpellato proprio su questa questione: il differente sistema di reclutamento non incide sulla pari dignità degli insegnamenti.

Chiudo con una domanda: se i colleghi che commentano costantemente contro la scuola paritaria, lo fanno per esperienza diretta a causa di un disservizio, di una busta paga firmata e non percepita (in alcune regioni accade anche questo e non lo metto in dubbio), perché non hanno denunciato, invece di rendersi complici? In questo modo avrebbero reso un doppio favore: economico allo Stato, etico all’utenza.

«Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello» (Lc 6,42)

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