Docenti non vaccinati, la protesta: “Perché questo irrazionale accanimento nei nostri confronti?”

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un gruppo di docenti non vaccinati che protestano contro le misure del nuovo decreto riaperture recentemente approvato dal Governo.

Dopo essere stati sospesi senza stipendio per tre mesi, o aver dovuto richiedere un’aspettativa comunque non retribuita (e senza pagamento dei contributi pensionistici), oggi 1 Aprile 2022, due capi dipartimento del Ministero della Pubblica Istruzione, interpretando in modo punitivo il decreto legge del 24 marzo 2022, che parla di “attività di supporto all’ Istituzione scolastica’’ …. “ma non a contatto con gli studenti”, hanno pensato bene tramite la circolare ministeriale del 28 Marzo 2022 prima, ed una nota esplicativa della stessa, poi, di equipararci ai docenti inidonei, ovvero a chi, per svariati motivi di salute (depressioni croniche, malanni di vario genere, certificati da apposita commissione medica) non è idoneo all’insegnamento, e viene assimilato a livello contrattuale agli ATA e ai collaboratori scolastici, che devono svolgere 36 ore settimanali, invece che le 18 previste dal nostro contratto nazionale di docenti di scuola media e superiore. 

Non solo, quindi, ci hanno tolto la possibilità di insegnare, secondo il già lesivo decreto (da notare che ogni docente non vaccinato è costretto, a sue spese, a pagarsi un tampone ogni 48 ore per un costo complessivo di circa 180 euro mensili), ma ci demansionano, trattandoci non come docenti con anni di lavoro e di professionalità alle spalle ma come chi non è in grado di svolgere in modo adeguato e proficuo la propria professione. 

Al nostro posto continuano a lavorare supplenti, con un aggravio di spesa per lo Stato e per tutti i cittadini che pagano le tasse e con conseguenze negative sugli studenti (sia sul piano didattico-formativo che psicologico e affettivo), in nome di una continuità didattica, osannata dal ministro Bianchi ma che vale evidentemente solo in questa occasione; per noi che siamo stati da Settembre a Dicembre nelle nostre classi, che seguivamo da anni, questo non è stato rilevante, in nome di un decreto che, seppur assai meno lesivo delle circolari sopracitate, ci impedisce il nostro naturale reinserimento nel ruolo di appartenenza. 

Le circolari in questione appaiono lontane da qualsiasi buon senso e rivelano un intento persecutorio ed illegittimo. 

E’ oramai sapere comune che tutti possono contagiare ed essere contagiati, a prescindere dallo stato vaccinale, così come sappiamo che l’effetto dei vaccini ha una un’efficacia limitata nel tempo, quindi vi chiedo: “in una classe è più “sicuro” un 

docente che esibisce un tampone negativo ogni 48 ore o un docente vaccinato mesi addietro?” 

Allora perché questo irrazionale accanimento? 

Forse si vuole semplicemente affermare, cosa gravissima, che tutti si devono uniformare ai diktat governativi, che in Italia non è più possibile una scelta libera e consapevole, che la scuola, l’università, che dovrebbero essere la culla del libero pensiero, sono diventati luoghi in cui non è più possibile esprimere un’opinione diversa, una visione del mondo che parta da altri presupposti, da altri riferimenti culturali ed esistenziali. 

Si vuole forse affermare che chi è deputato alla formazione delle nuove generazioni debba educare al pensiero unico invece che al pensiero critico? 

Ad un sapere mnemonico, ripetitivo, conformista? 

E chi trasgredisce va punito, umiliato, mortificato…non solo in termini economici ma proprio nella sua funzione sociale, formativa e professionale. 

Del resto è lo stesso ministro ad affermare, in un suo recente intervento, a proposito della scelta di far svolgere al docente una attività di supporto alla didattica escludendolo dal rientro in classe:

La motivazione di tale disposizione risiede nella speciale rilevanza che la figura del docente ricopre all’interno della comunità educante. […] la violazione di un obbligo non può restare privo di conseguenze. Si tratta, dunque, di un messaggio forte e coerente che si è voluto dare ai nostri giovani. 

Gli insegnanti inadempienti disattendono il patto sociale ed educativo su cui si fonda la comunità nella quale sono inseriti. Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo. Per questo si è dovuto trovare un ragionevole equilibrio tra il diritto dei docenti non vaccinanti di sostentarsi e il loro dovere di non smettere mai di fornire il corretto esempio“.

“Corretto esempio” …? “Segnale diseducativo”? 

Se siamo arrivati a questo punto il problema non è più, e non è solo, dei docenti considerati inidonei, ma di che fine stanno facendo o hanno fatto nella nostra società attuale i valori della tolleranza, della solidarietà, della dignità e libertà personale, della democrazia e del rispetto della diversità nel nostro Paese. 

Questo pressing nei nostri confronti, ingiustificato ed ingiustificabile, sta facendo danni enormi a livello psicologico ed umano, non solo a noi, perché non ci vengono riconosciuti anni di lavoro e di dedizione, di esperienza in quella stessa scuola in cui abbiamo lavorato, con passione e fino a tre mesi fa, ma anche ai nostri studenti ed a tutte le componenti della scuola, presidi compresi (i quali spesso si trovano ad applicare disposizioni che loro stessi ritengono poco chiare e lesive della professionalità docente), in quanto si crea una discriminazione non voluta da nessuna delle sue componenti. 

Gli stessi nostri colleghi vaccinati molto spesso sono stati in disaccordo con tali normative, esprimendoci la loro solidarietà e la loro avversione ad una scuola non pluralista e, quindi, antidemocratica. Non è vero che il mondo della scuola è diviso al suo interno, la scuola subisce al suo interno e soffre per una legislazione irrispettosa di tutti noi: docenti vaccinati e non, studenti vaccinati e non, presidi vaccinati e non. 

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