I docenti non sono un punto di riferimento per i ragazzi in materia di alcool, droga e bullismo

di Giulia Boffa
ipsef

Red – I docenti bocciati dagli alunni in quanto a fiducia e punti di riferimento: è questa la conclusione disarmante che giunge da una ricerca svolta tra gli adolescenti europei di Francia, Spagna, Belgio e Italia svolta dall’Isre-Istituto Superiore di Ricerca Educativa.  

Red – I docenti bocciati dagli alunni in quanto a fiducia e punti di riferimento: è questa la conclusione disarmante che giunge da una ricerca svolta tra gli adolescenti europei di Francia, Spagna, Belgio e Italia svolta dall’Isre-Istituto Superiore di Ricerca Educativa.  

Quando si tratta di affrontare problemi relativi all’abuso di alcool o droga oppure di episodi di bullismo o cyber-bullismo, i ragazzi preferiscono chiedere aiuto agli amici o a generici centri o servizi specialistici, perchè dei ‘grandi’, genitori e insegnanti, non si fidano.
La ricerca porta il titolo di ‘Stop the violence’, indagine di Povel, progetto transnazionale finanziato dalla Commissione europea , DG Giustizia, Libertà e Sicurezza nell’ambito del Programma Daphne III e promosso da una partnership composta da organizzazioni pubbliche e private dall’Italia, Belgio, Spagna e Francia.
 
POVEL è l’acronimo di “Prevention of Violence through Education to Legality” (Prevenzione della Violenza attraverso l’Educazione alla Legalità) e si occupa di azioni volte alla sensibilizzazione e al coinvolgimento attivo dei giovani nella prevenzione della violenza tra pari, del bullismo, della violenza attraverso i media e della violenza legata all’abuso di alcol e droga.
 
Queste finalità sono perseguite attraverso attività di educazione alla legalità rivolte ad adolescenti tra 14 e 20 anni di età.
 
Il progetto pone particolare attenzione alla promozione di stili di vita sani e di misure preventive, soprattutto in merito all’uso di alcol e droga, nonché alla violenza e dipendenza dalle Tecnologie di Informazione e Comunicazione che oggigiorno in maniera crescente rappresentano un rischio per la salute e il benessere dei teenager.
 
Gli ambiti analizzati sono alcool-droga, bullismo e cyber-bullismo. Eccone i dati. 
 
 I ragazzi coinvolti sono stati 695 ed hanno in media hanno tra i 16 e i 17 anni e frequentano centri di formazione professionale e istituti tecnici o professionali. Di questi 51 sono spagnoli, 120 belgi, 100 francesi e 425 italiani (Emilia Romagna con Bologna e Ravenna e Friuli Venezia Giulia), mentre per quanto riguarda il genere, 54% sono maschi e 46% femmine. L’84% ha fratelli e sorelle e il 43% vive in periferia (solo il 32% vive in centro).
 
Il 47,7% ritiene molto soddisfacente il rapporto con i genitori, un ulteriore 35,6% lo considera soddisfacente.
 
Quanto agli stili di vita: il 54% non fuma (78% in Belgio, 51% in Italia, 46% in Francia e 37% in Spagna) e l’80% non lavora perché studia o è in attesa di occupazione. Solo un 10% lavora in modo occasionale.
 
Durante il week end, più della metà va a letto tra le 23 e l’una di notte. Il 43%, invece, ci va dopo le due di notte (ma in Spagna questa percentuale tocca il 78%).
 
Il 45% ha buoni rapporti con i compagni di classe, abbastanza buoni nel 36%. Come pure, nel 81% dei casi, con docenti-educatori o tutor (58% molto soddisfatto; 23% moltissimo).
 
La maggior parte degli intervistati (55,8%, tra quelli che hanno risposto di sì, anche solo occasionalmente) rileva che, nel luogo dove studia, talvolta si verificano atti di bullismo. In genere, questa forma di violenza coinvolge più di due persone (42,4% degli episodi). E si tratta di presa in giro (62%) o scherzi (38%). Il bullismo ‘classico’ che, oltretutto accade in aula, riguarda il 41% dei casi.
 
Rispetto ai maschi, le femmine sembrano meno propense a riscontare il fenomeno; quanto poi al loro ruolo affermano di essere poco ‘bulle’. E comunque i bulli preferiscono agire in gruppo.
 
Le reazioni più comuni dei compagni presenti o no alla violenza sono, per lo più, di divertimento (33%) o di negazione (31%). Un quarto degli intervistati sceglie, tuttavia, di ‘aiutare la vittima’. Se poi qualcuno si comporta da bullo, gli adulti intervengono a favore della vittima (41%), non sono presenti o non si accorgono (34%). Questo perché gli episodi di bullismo sono poco aggressivi.
 
Riguardo agli alcolici,il 39% dichiara di bere quando esce con gli amici di sabato o domenica. Solo il 32% lo fa solo in occasione speciali. Il 20% che ammette di non bere mai è così suddiviso: 33% Spagna, 30 Francia, 23% Italia e 0% Belgio. Il 69% brinda di sera e con coetanei (60%).
 
In particolare, il 41,5% sceglie soft drink, il 41,5% birra, il 44,5% liquori e il 15,8% vino. Nel complesso, il 31% si scola più di tre bicchieri.
 
Quanto alla motivazione: divertirsi (50%), tirarsi su (27%), sentirsi bene (17%), essere meno inibito o vincere la timidezza (13%).
 
Il 26% almeno una volta, nella vita, ha fatto uso di droghe. Di questo il 47% è spagnolo, il 25% italiano, il 24% belga e il 21% francese. La sostanza stupefacente più comune è la marijuana seguita da cocaina (soprattutto in Italia) e droghe sintetiche.
 
La stragrande maggioranza del campione non risponde alla domanda relativa la ‘prima volta’. Fanno eccezione i francesi: 13 anni.
 
Non sniffano ogni giorno: il 17% ammette un uso piuttosto occasionale. Ma sono sollecitati a ‘farsi’ perchè un amico spinge (60%) o incalza (56%).
 
Se guardano ai loro amici, il 4,7% non sa se si droga, il 39,1% dichiara nessuno, il 36,3% meno delle metà e il 19,5% più della metà.
 
Degli effetti nocivi di droga e alcool, il 23,7% non sa nulla, il 2,7% afferma nessuno, il 60,30% che possono uccidere, 46,3% che causano malattie neurologiche, al cuore (49%) e all’apparato respiratorio (42,8). Una curiosità: il 70% dei ragazzini francesi ignora ogni genere di conseguenza. Infine, alcuni minorenni (21%) sono consapevoli che si rischia di finire in ospedale (12), in coma etilico (5) o il ritiro della patente (2).
 
Il cellulare è sempre al top delle tecnologie amate dagli under 18. Ma più che telefonare, la generazione 2.0 preferisce inviare raffiche di sms. Al punto che il 24% degli italiani e il 33% dei belgi ammette di usare il cellulare per almeno sette ore al giorno.
 
Subito dopo gli sms, si piazzano i video girati con il cellulare: il 56,3% li guarda da solo sullo smartphone, il 33,9% li manda agli amici. Chiude un 20% che non scatta foto nè riprende immagini.
 
L’unico mezzo che i teen condividono è la  tv che serve solo a guardare film (51%) o serie (30%). Italiani e francesi, nel 20% circa dei casi, guardano anche notiziari.
 
Il 42,8% non legge nulla, meno che mai libri.
 
Amano i videogame soprattutto se di azione. Ci gioca: il 18% di spagnoli, il 16% di italiani, il 14% dei francesi e l’8% dei belgi.
 
I ragazzi navigano molto in rete soprattutto su  Facebook, YouTube, Google, Messenger e Wikipedia.
 
L’81,7% ha un profilo sui social network sui quali lasciano pensieri (59%), foto o video di sé o di amici (56,5%). Il 33,5% non ricorre a restrizioni delle privacy sui social.
 
Chat e instant messaging sono comuni (56%). Il 47% afferma che in chat ha conosciuto persone nuove; 115 tra ragazzi e ragazze, sui social, hanno vissuto una brutta avventura oppure un’invasione della privacy e violenza psicologica.
 
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