Docenti neoimmessi in ruolo: costretti ad un ingiustificato vincolo triennale. Lettera

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Inviato da  Professoressa Giuditta Debellis* – Sono stata immessa in ruolo quest’anno. Meraviglioso traguardo dopo anni e anni di precariato.
Sembra che la favola si avveri e invece, causa vincolo tre anni, diventa un incubo. Certo, partecipando al concorso si sapevano quali fossero le ‘regole’, ma non è detto che queste siano giuste o che non possano essere cambiate per migliorare.

Dovrò trasferirmi e lasciare la mia famiglia. Siamo persone normali, sono una donna di mezza età con figli né troppo piccoli né troppo grandi. Siamo fortunati, non abbiamo disabilità. Non siamo neanche una famiglia appartenente alle forze militari.

Quindi, se sei normale, devi trasferirti senza se e senza ma. Non ho fatto il concorso fuori dalla mia regione ma questo non conta.
Come non conta il fatto che si spezza una famiglia (una?) e che questo porterà sempre a vedere la sede di assegnazione come un posto da cui andare via.

Tutto ciò garantisce la serenità lavorativa? E’ onesto questo trattamento? Non è solo il neoimmesso a dover vivere questo sequestro legalizzato. Se le cose non vanno proprio bene e non si crea feeling nell’ambiente lavorativo, chi ci rimette? Tutti. Preside. Colleghi. Neoimmessi. Tutti ad aspettare di essere liberati dal cappio. E nel frattempo soffrire. Si lavora bene così?

So che i sindacati non vogliono questo, per cui devono contrattare ciò che è giusto per il lavoratore neimmesso: assegnazione provvisoria, utilizzazione e art 36, validi all’espletamento del vincolo garantendo la serenità lavorativa per tutti. E non figli e figliastri tra 2019 e 2020 e a seguire.

Confido che si prenda atto dei danni psicologici, oltre che materiali (casa da affittare, trasporti, spese….) che questo vincolo, che non trova alcuna giustificazione, porta.

I sindacati devono intervenire, le forze politiche devono ragionare.
Siamo persone, non pedine.

*Moglie e madre costretta ad allontanarsi, oltre che docente.

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