Docenti neoassunti, perché non assegnare ruoli di coaching e mentoring? Ecco perché è utile. Scarica circolare per l’attivazione del “Progetto Coaching”

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Il primo settembre i vincitori di concorso (quello straordinario e quello STEM) assumeranno servizio a tempo indeterminato. Piuttosto che criticare le pratiche utilizzate sino ad oggi, per carità molte assolutamente adeguate, cercheremo di proporre un approccio al coaching e al mentoring come progetto di tipo trasformativo; con ciò asserendo che lo stesso non è detto che sia il migliore ma certamente in grado di dare nuova linfa alla scuola e nuove motivazioni agli insegnanti.

Cominciamo ragionando sugli obiettivi finali di un programma rigenerativo di supporto ai nuovi insegnanti.

I bisogni della scuola e i nuovi insegnanti

Per sviluppare educatori del genere, credo che i programmi di sostegno all’insegnamento per i nuovi docenti debbano ruotare attorno all’imperativo morale delle scuole che è quello imprescindibile di soddisfare i bisogni sociali, emotivi e scolastici di ogni allievo, ogni giorno. A tal fine, l’obiettivo generale di un programma di sostegno agli insegnanti dovrebbe essere quello di consentire agli insegnanti di utilizzare le proprie energie e competenze per interrompere le disuguaglianze educative all’interno delle proprie classi e delle proprie scuole.

Servono nuove sfide, nuove mete, nuovi progetti

Servono nuove sfide, nuove mete, nuovi progetti. Diamo, però, un nome alle sfide poste in essere dai nuovi insegnanti che molti programmi di mentoring o coaching attuali non affrontano.

Classificare queste sfide come:

  • Gestire il carico fisico, cognitivo ed emotivo dell’insegnamento.
  • Affrontare la gamma di fattori di stress.
  • Trovare l’equilibrio tra lavoro e vita privata.
  • Sviluppare relazioni positive con studenti e genitori.
  • Capire bambini e genitori che sono diversi da loro, che sono di genere, razza / etnia o background di classe diversi.
  • Insegnare agli studenti con differenze di apprendimento.

Queste sfide sono singolarmente distinte, ma è evidente che due di queste capacità più di altre siano alla base della capacità di soddisfarle tutte. Ed il riferimento va:

  • resilienza emotiva
  • competenza culturale.

Queste sono due aree che sono state insufficientemente affrontate dai nuovi programmi di sostegno agli insegnanti (quando, naturalmente, sono stati realizzato e, più ancora, attuati), ma sono le chiavi per gli obiettivi delineati sopra. Ciò che serve oggi nelle scuole è un modello di cambiamento per il coaching che riesca, con determinazione, a colmare i buchi negli attuali programmi di supporto e di aiuto immediato e diretto agli insegnanti (a qualunque ordine e grado essi appartengano) e a costruire ciò di cui la scuola ha davvero bisogno, ovvero la gestione operativa e in campo di quelle che chiamiamo le capacità centrali.

Tre domini del coaching

L’approccio al coaching come progetto trasformazionale affronta tre importanti domini riferiti al “chi siamo come educatori”.

In primo luogo, esplora i comportamenti che portano a un insegnamento efficace, che includono le pratiche didattiche affrontate dalla maggior parte dei modelli di coaching didattico tradizionali, nonché un set aggiuntivo di capacità specializzate.

Il coaching trasformazionale esplora e fa emergere le convinzioni da cui operano gli educatori sull’insegnamento, l’apprendimento, i bambini e se stessi. Infine, questo modello di coaching esplora i modi di essere, i modi in cui il nostro senso di sé e identità influisce sulla nostra esperienza ed efficacia come educatori.

Queste tre aree:

  • comportamenti
  • convinzioni
  • essere

sono le pietre angolari del coaching trasformazionale. Utilizzando strategie di coaching per affrontare queste tre aree, diamo nuova linfa formativa, educativa e metodologica a docenti e a educatori resilienti capaci, più di come non lo fossero precedentemente, di costruire scuole eque.

Comportamento di coaching

Quando un coach supporta un nuovo insegnante nello sviluppo dei comportamenti fondamentali necessari per l’insegnamento, includiamo anche in quell’enorme set di competenze i semi per diventare resilienti e culturalmente competenti. Identificare queste abilità è un grande passo nel coaching: spesso sono state pensate come secondarie, leggere o meno importanti della pianificazione delle lezioni, per esempio. Ma un coach trasformazionale si avvicina alla gestione della classe da una posizione di equità e istruisce un nuovo insegnante a conoscere gli studenti come un modo per “gestire” una classe, per utilizzare strategie culturalmente reattive e per costruire relazioni con i genitori come mezzo per supportare gli studenti.

Coltivare la resilienza emotiva

Un coach potrebbe anche essere intenzionale nell’incoraggiare comportamenti in grado di coltivare la resilienza emotiva, a partire dalle routine importantissimi di auto-cura come il sonno e il pranzo che tanti nuovi insegnanti saltano. Inoltre, guidano intenzionalmente un nuovo insegnante nella gestione delle relazioni con i colleghi; solo se sono in sintonia con coloro che saranno più favorevoli allo sviluppo di una mentalità positiva nei confronti degli studenti e della comunità e che doteranno il loro essere “magister” e i loro interventi formativi di storie di speranza, di successo e di crescita.

I coach trasformazionali lavorano anche su quelle che chiamiamo routine e procedure, programmazione delle lezioni e degli strumenti di valutazione da utilizzare, lettura guidata e così via; e andando oltre queste basi della pedagogia affronteranno i comportamenti. Ciò permetterà di avere nelle nostre aule insegnanti capaci di riconoscere e interrompere i fattori che determinano disuguaglianze e docenti resilienti al flusso infinito delle sfide nelle scuole.

Possiamo cambiare ma è necessario cambiare noi stessi e la scuola

Il modello di coaching proposto ha un potenziale di trasformazione illimitato in quanto incava anche per ispezionare le convinzioni sottostanti da cui emergono i comportamenti.

Questa è la prima cosa da sapere sulle credenze: esse si nascondono sotto la superficie di tutte le nostre azioni, anche se spesso non siamo consapevoli. È anche importante capire che delle nostre convinzioni, alcune sono potenti e servono noi e i bambini nelle nostre scuole, e alcune devono essere cambiate se ci impegniamo a servire ogni bambino.

E infine, dobbiamo riconoscere che le convinzioni possono cambiare. Possono sentirsi trincerati e solidi (in noi stessi e negli altri), ma possono essere trasformati. Sono essenzialmente solo opinioni fortemente sostenute e sappiamo tutti che possiamo cambiare idea sulle cose.

Un coach può aiutare un insegnante a portare alla luce quelle convinzioni in modo che possiamo fare scelte informate sulle convinzioni da cui vogliamo operare.

Quando un coach trasformazionale esplora le convinzioni, e in particolare quando esploriamo le convinzioni su razza, classe e genere, lavoriamo da una prospettiva di curiosità e di compassione. Riconosciamo anche che i nostri sistemi sociali, politici ed economici sono pieni dei riflessi del razzismo sistemico e che tutti abbiamo assorbito questi messaggi per molti anni.

Circolare relativa alla attivazione Progetto Coaching -Secondaria di 1° grado

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