Docenti meridionali costretti a trasferirsi nelle scuole del Nord: non potranno esserci soluzioni immediate. Lettera

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Il periodo estivo,  come spesso accade, è il periodo  ideale per mettere in atto, a livello scolastico,  riforme e cambiamenti  di un certo rilievo.

Il periodo estivo,  come spesso accade, è il periodo  ideale per mettere in atto, a livello scolastico,  riforme e cambiamenti  di un certo rilievo.

Quest' anno il nodo più problematico riguarda  il trasferimento nelle regioni del Nord di numerosi docenti precari
meridionali immessi in ruolo con la mobilità nazionale obbligatoria prevista dalla legge 107/2015 e chiamati a prendere servizio nelle sedi assegnate.

I docenti meridionali interessati sono diverse migliaia, la maggior parte donne e madri di famiglia che, per non perdere il posto di lavoro, dovranno partire e  lasciare i loro affetti. Politici locali e rappresentanti sindacali, considerando ciò una vera e propria
emergenza sociale,  stanno manifestando  tutta la loro solidarietà e si stanno impegnando concretamente per cercare di attenuare i potenziali disagi e arginare l'esodo.

In particolare, l'attenzione è concentrata  sulla conciliazione e su alcune  proposte di modifica della legge 107: offerta formativa con più tempo pieno (Scuola Primaria) e tempo  prolungato (Scuola Secondaria di primo Grado); inserimento nell'organico dell'autonomia dei posti per il sostegno; riduzione del numero di alunni per classe.

Chi ha un po' di familiarità con il mondo della scuola comprende bene che tali proposte sono destinare a cadere nel vuoto per i ridotti tempi di applicazione e perché potenzialmente  prive di  fattibilità sia dal punto di vista  giuridico, sia dal punto di vista
organizzativo.

Va ricordato, infatti,  che il tempo pieno nella scuola elementare nasce  con la legge n.820/1971, mentre  nella scuola media l'iter legislativo inizia con la legge 270/82  come risposta educativo-pedagogica ad un  grande fermento culturale e per  offrire
una diversità  di percorsi didattici che resero unico e innovativo questo  nuovo modello di organizzazione scolastica  nato, soprattutto, come un potenziamento dell'offerta formativa dove  le  ore opzionali-facoltative,  la laboratorialità e la personalizzazione
dell'apprendimento avevano  un ruolo fondamentale e costituivano  una priorità.

Purtroppo, nel corso degli anni, per mancanza di adeguate politiche scolastiche nazionali e locali,  famiglie e scuole,  prevalentemente meridionali, hanno iniziato   a guardare con sospetto al tempo prolungato e ad avviare una continua e costante demolizione che ne ha reso sempre più difficile la richiesta da parte delle famiglie (D.M. 37/09) e, conseguentemente, l' attuazione.

Ragion per cui, oggi, il tempo prolungato  non solo risulta snaturato dalle motivazioni iniziali, ma si cerca, inutilmente,  di utilizzarlo per mantenere un determinato organico, facendo venir meno un tempo didattico, contrattato da scuole e famiglie, pensato e ideato   solo ed esclusivamente a vantaggio delle necessità educative dei ragazzi.

A complicare e ad aggravare  la situazione ci ha pensato dopo la costante, inarrestabile, voluta e programmata eliminazione del tempo prolungato,  la circolare 51/2014  in virtù della quale l'accoglimento delle opzioni di tempo prolungato è subordinato alla
esistenza delle risorse di organico e alla disponibilità di adeguati servizi di accoglienza e di mensa.

Organici ridotti al minimo,  mancanza di richieste da parte delle famiglie e l' impossibilità da parte degli  amministratori locali, per ragioni di carattere economico, di fornire,  soprattutto nella Scuola Secondaria di Primo Grado, adeguati  spazi attrezzati per il servizio mensa, hanno sancito definitivamente la  scomparsa del  tempo prolungato nelle nostre scuole:  ciò che era stato ottenuto con notevoli sforzi e attraverso un intricato e complesso  iter amministrativo e burocratico è stato cancellato in pochissimi anni con gravi ripercussioni a livello educativo e occupazionale.

Per la seconda proposta è impensabile assegnare i posti in deroga sul sostegno a docenti   privi del titolo di specializzazione  che, consapevolmente, a differenza dei tanti precari che hanno scelto di non allontanarsi dal luogo di residenza, hanno chiesto di partecipare alla mobilità nazionale.  Non solo.  La legge 107 ha affidato al Governo diverse deleghe, tra cui quella relativa alla formazione dei docenti di sostegno, con la principale finalità di garantire agli alunni diversamente abili la continuità didattica e docenti altamente qualificati.  In questo caso verrebbe meno l' obiettivo  di realizzare   la piena inclusione degli alunni in difficoltà  attraverso metodi e tecnologie didattiche altamente inclusive e professionalizzanti.

La consistenza del numero di alunni per classe, è disciplinata dal DPR n. 81/2009 e solo in limitati casi come  l' aumento effettivo degli alunni rispetto alle previsioni, è possibile, previa autorizzazione del dirigente preposto all'Ufficio scolastico regionale, incrementare il numero di classi previste. Inoltre,  la legge 107 al comma 84, questa opzione, però, è sempre stata disattesa, dispone che il dirigente scolastico nell'ambito dell'organico  dell'autonoma assegnato  e delle risorse disponibili, riduce il numero di alunni per classe  rispetto a quanto previsto dal regolamento DPR n. 81/2009, allo scopo di migliorare la qualità didattica.

Pertanto, vista la complessità del problema, pur condividendo appieno le ragioni e i disagi di tante famiglie, appare illusorio, materialmente e logisticamente poco probabile una concreta e immediata applicazione delle diverse proposte e una condivisa e
pacifica soluzione della questione.

Lo spontaneismo di molte iniziative, la loro disorganicità, il pullulare  di iniziative politico-sindacali per scongiurare l'esodo e le frequenti situazioni di conflittualità tra i docenti, sono segno evidente di  problematiche molto più complesse e profonde che affondano le proprie radici in fallimentari politiche occupazionali, educative e scolastiche,  orientate a dividere drammaticamente  Nord e Sud ed a mortificare ulteriormente una categoria professionale che, per natura e per funzione, dovrebbe costituire il motore culturale del paese. Tutto ciò è incomprensibile e inaccettabile per un paese civile.

Fernando Mazzeo

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