Docenti: limiti e difetti di una categoria. Lettera

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Inviato da Stefano Gradari – Trovo davvero avvilente, a maggior ragione in questi giorni difficili sotto tutti punti di vista, leggere i commenti di molti colleghi in merito alle future (?) prove concorsuali.

Credo di non aver mai visto una categoria professionale così profondamente disunita come quella degli insegnanti.

Emerge in ogni commento l’attenzione esclusiva per la propria situazione personale (cosa comprensibile, umana, ma frutto di una visione miope di ciò che ci circonda se, appunto, prettamente egoistica) e non vi è mai, e sottolineo mai, un pensiero rivolto al miglioramento delle condizioni
lavorative della categoria tutta.

Ci si alterna, a volte tra offese e accuse, con richieste di assunzione, stabilizzazione etc etc per i precari di qua, per coloro che sono abilitati di là, per quelli che hanno vinto un concorso di su, per quelli che hanno millemila titoli di giù…

Mai, mai, mai che emerga un fronte comune capace di ragionare non solo nell’immediato presente, ma soprattutto per il futuro. Mors tua vita mea, sempre e comunque.

La scuola italiana vive di profonde disuguaglianze, alterna eccellenza e mediocrità, presenta problematiche di tipo strtturale, dove il termine è da intendersi sia in senso letterale che lato. L’apparato scolastico italiano sopravvive grazie alla passione degli insegnanti, grazie alla fatica che ognuno di noi quotidianamente affronta, soprattutto se stretto nelle morse del precariato, quando quest’ultimo supera ampiamente i confini tra apprendistato e “sfruttamento”.

Buonsenso vorrebbe che in un tale contesto si ragionasse e si lottasse come fronte unito mettendo da parte egoismi e particolarismi, e invece assistiamo quotidianamente a un puerile gioco a rimpiattino su chi merita cosa e su come tale merito dovrebbe essere riconosciuto e premiato dalla classe politica, facendo più o meno finta di ignorare le ovvie difficoltà di natura finanziaria sottostanti.

Però pazienza, la forma mentis dell’italiano medio è questa e i docenti italiani non ne sono, purtroppo, immuni.

Lo status quo permarrà quindi a lungo, con sullo sfondo ingenui ed illusi che pensano che qualche sciopero o qualche carnevalata con bandiere, striscioni e fischietti possa realmente cambiare le cose, magari facendo davvero fede in qualche sindacato, come se ad oggi potessimo contare davvero su qualche reale successo di questa anomalia tutta italiana.

Forse un giorno impareremo a ragionare come categoria, lavorando per il riconoscimento vero, reale, concreto della dignità professionale dei docenti tutti, abbandonando la visione unica di ciò che interessa al singolo.

Lo so, è utopia; dopotutto è solo il 2020 e il famoso auspicio di D’Azeglio è sempre lì, sul mobile delle nostre coscienze, ricoperto di polvere.

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