Docenti lavorano 18 ore? No, più di 36. Uniamoci per denunciare chi ci diffama. Lettera

di redazione
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Periodicamente ritorna la questione delle ore lavorative dei docenti e dei famosi tre (a volte diventano quattro) mesi di vacanze pagate. Ciò accade perché, in un Paese di analfabeti funzionali e di leoni da tastiera, si nutre la convinzione che una persona lavori se vista dal proprio utente.

In altri termini: un insegnante lavora quattro ore al giorno e va in ferie quando arriva l’ultimo giorno di attività didattiche. Ragionando in questo modo, il mio medico lavora solo negli orari in cui riceve me; l’infermiere solo quando viene nella camera in cui io sono ricoverata e il poliziotto solo quando io lo vedo in azione.

Malgrado sia palesemente idiota un simile ragionamento, approfondiamo la questione della proposta di aumentare le ore di lavoro.

Cari/e colleghi/e, perché spaventarci? Noi GIA’ lavoriamo 36 ore alla settimana; anzi… DI Più! Shock? Eppure è così. Tutti parlano della scuola, per il solo fatto di averla frequentata. Ma, usciti dalle aule, questi professori dove vanno? A casa, presuppone la maggior parte delle persone. Pochissimi, solo i docenti e gli sfigati imparentati a questi ultimi, sanno che le 18 ore sono solo quelle di lezione in classe (le ore cosiddette “frontali”) e che poi ci sono le 220 ore (questo è il dato dell’Alto Adige, per esempio) funzionali all’insegnamento, dalle quali sono escluse quelle di preparazione delle lezioni di correzione delle verifiche e di immane lavoro burocratico che svolgiamo senza percepire neanche un cent per aiutare la segreteria. Non se ne parla mai, strano, vero? I primi a non parlarne sono, da sempre, proprio i ministri dell’Istruzione, a qualsiasi schieramento politico appartengano.

C’è del “dolo” nell’ostinazione con cui si evita di precisare che le 18 ore sono solo quelle trascorse da un docente dietro la cattedra. E’ un’omissione gravissima, umiliante e lesiva della nostra dignità professionale. Alle riunioni dipartimentali, alle udienze con i genitori, ai consigli di classe, ai consigli integrati, ai collegi docenti, ai corsi di aggiornamento, ci vado io, non un ologramma, né qualche stakanovista della nostra classe politica.

Non è pensabile che le Istituzioni non conoscano questo “dettaglio” sulle nostre ore lavorative, perciò sorge inevitabilmente il ragionevole dubbio secondo cui ci sia dell’intenzionalità nel dipingerci come scansafatiche e privilegiati. La ragione è chiara: per perpetrare in modo indisturbato (anzi, con l’appoggio popolare) ingiustizie nei confronti di qualcuno, non c’è arma migliore che quella della pubblica denigrazione.

Volete aumentare le ore? Bene. Ma allora noi insegnanti dovremmo essere trattati come tutti gli altri lavoratori che timbrano (beati loro) il cartellino e che a casa non portano lavoro da finire. Si potrebbe far così:

le 36 ore dovrebbero essere 36, conteggiate come per tutti gli altri lavoratori; quindi, nelle 36 ore dovrebbe rientrare tutto: collegi docenti, riunioni dipartimentali, programmazioni, udienze settimanali e generali, corsi di aggiornamento, preparazione lezione e correzione dei compiti;

a casa devo avere la possibilità (e questo, sì, che è un privilegio) di NON dover impiegare neanche un minuto del mio tempo a continuare a lavorare, esattamente come fanno tutti gli altri lavoratori);

le strutture scolastiche dovrebbero essere adeguate: gli edifici non dovrebbero essere fatiscenti (questo anche e soprattutto per rispetto degli alunni); dovrei avere una mia scrivania e un mio computer; anziché essere costretta a sgomitare con il collega per sedermi alla postazione PC!

Sarebbe forse ora che gli insegnanti si unissero e denunciassero chiunque li diffami sostenendo che lavorano quattro ore al giorno e che hanno tre, quattro mesi di vacanze. Qualsiasi insegnante può facilmente provare di lavorare, molto, molto di più.

Concludo con una domanda: visto che qualsiasi idiota potrebbe svolgere questa professione così rilassante, perché voi non siete diventati perlomeno dirigenti scolastici?

Sara Notaristefano

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