Docenti Italiani: buone capacità di insegnamento ma quelli di matematica più efficaci. Lo studio Fondazione Agnelli ed Invalsi

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La Fondazione Agnelli ha reso noti i risultati di una ricerca dal titolo “Osservazioni in classe”, ideato e realizzato in collaborazione Invalsi. Il lavoro quotidiano in aula di un campione di oltre 1600 insegnanti di italiano e matematica, alle primarie e alle medie in 207 Istituti comprensivi in tutta Italia, è stato messo sotto la lente d’ingrandimento per comprendere al meglio lo “stato dell’arte” dell’insegnamento in Italia fino al primo ciclo.

L’attenzione è andata in primo luogo alle strategie e alle pratiche didattiche, secondo quattro indicatori:

– l’insegnamento strutturato,

– le tecniche di interrogazione e discussione,

– le strategie per sostenere l’apprendimento,

– il monitoraggio e la valutazione.

Sono state, inoltre, osservate – e queste ulteriori sezioni della ricerca verranno presentate in seguito – le modalità di gestione della classe da parte degli insegnanti (gestione del tempo, delle regole e organizzazione dello spazio di apprendimento); quelle di supporto, aiuto e guida agli studenti (in che misura i processi di insegnamento rispondano a criteri di inclusione e uguaglianza di trattamento degli studenti), il clima di classe e la qualità delle relazioni al suo interno come fattore per migliorare gli apprendimenti.

Dalla ricerca emerge con chiarezza che più del 23% degli insegnanti osservati possiede ottime capacità di spiegare in modo strutturato, ossia di svolgere al meglio la tradizionale lezione trasmissiva dalla cattedra, che invece viene svolta in modo inadeguato da circa il 17% dei docenti, con il restante 60% che si colloca a un livello medio. Quasi il 30% è, invece, particolarmente efficace nell’integrare le spiegazioni con la proposta agli studenti di attività di apprendimento ben strutturate – individuali o di gruppo – con anche l’utilizzo articolato di materiali e strumenti didattici (device digitali, risorse laboratoriali) che permettano loro di elaborare il sapere in modo attivo. Mentre il 13% mostra su questo fronte deficit preoccupanti, anche qui quasi il 60% dei docenti si colloca in una sorta di grande “area grigia”, svolgendo le proprie pratiche didattiche in modo complessivamente adeguato, ma con importanti margini miglioramento.

Se gli insegnanti di matematica risultano mediamente più efficaci dei loro colleghi di italiano (33% vs 25%), va sottolineato come gli insegnanti di scuola primaria risultano mediamente più virtuosi dei professori delle medie: il 34% si colloca nella fascia di eccellenza nel fornire agli allievi indicazioni sulle strategie e i metodi da seguire (9% in più delle medie, dove si fermano al 25%). Anche nei livelli bassi i risultati sono migliori per la scuola primaria: i dati suggeriscono che c’è un 5% in meno di insegnanti di scuola primaria che risulta inadeguato rispetto alla scuola media (rispettivamente 11% e 16%).

«I risultati più confortanti che vengono dagli insegnanti di scuola primaria – ha chiosato Andrea Gavosto– possono avere diverse spiegazioni. Ma è ragionevole pensare che dipendano anche da un diverso percorso di formazione, che dà maggiore rilievo alle conoscenze e competenze didattiche. Come sappiamo, invece, in Italia ai professori delle scuole medie e anche a quelli delle superiori è stata sempre e soltanto richiesta una buona conoscenza della disciplina, mentre poca attenzione è stata data alla formazione didattica, oggi ridotta veramente ai minimi termini. Un errore ripetuto, che anche nei mesi di lezione a distanza durante la pandemia ha avuto effetti negativi. Un’anomalia italiana che colpevolmente continua a ostacolare i nostri studenti nello sforzo di colmare i divari di apprendimento che li separano da tanti loro coetanei in Europa e nel mondo».

Di seguito i risultati della ricerca

OSSERVAZIONI IN CLASSE – 02 21 – N. 1 OSSERVAZIONI IN CLASSE – 02 21 – N. 0

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