Docenti italiani insoddisfatti dello stipendio e più di due terzi con meno di 35 anni anni sono precari. Lo segnala Eurydice

WhatsApp
Telegram

Nell’UE, più di un terzo degli insegnanti con meno di 35 anni ha un contratto a tempo determinato, e in Spagna, Italia, Austria e Portogallo più di due terzi.

E’ uno dei punti focali dell’ultimo quaderno Eurydice “Insegnanti in Europa: Carriera, sviluppo professionale e benessere“.

A livello UE, si legge sul documento, gli insegnanti dedicano meno della metà del loro tempo di servizio all’insegnamento. Quante più ore lavorano, tanto più diminuisce il tempo dedicato all’insegnamento.

Inoltre, gli insegnanti sono generalmente insoddisfatti dei loro stipendi

Carriera
La carriera degli insegnanti in Europa è organizzata sulla base di step formali con specifici ruoli, responsabilità e relativi aumenti di stipendio, oppure concepita solo in termini di aumenti salariali.
La valutazione e lo sviluppo professionale continuo degli insegnanti sono normalmente un requisito per la progressione di carriera nei paesi che prevedono step formali. Nei paesi, invece, dove non ci sono step formali, la progressione di carriera dipende principalmente dagli anni di servizio.

Gli insegnanti in tutti i sistemi possono ricoprire altri ruoli oltre all’insegnamento, anche se
generalmente le opportunità sono limitate.

Formazione iniziale e fase di avvio alla professione

Per diventare un insegnante di scuola secondaria inferiore, normalmente viene richiesta
una qualifica di istruzione terziaria. La maggior parte dei sistemi educativi fissa come qualifica minima l’istruzione terziaria di secondo livello.

I dati TALIS 2018 indicano che la qualifica più elevata acquisita dagli insegnanti tende a corrispondere al requisito minimo stabilito dalla normativa.

Circa il 70% degli insegnanti ha riferito di aver ricevuto un’istruzione formale in contenuti disciplinari, pedagogia generale e relativa alla specifica disciplina e pratica in classe. Quasi tutti i sistemi educativi in Europa richiedono che la formazione professionale (teorica e pratica) sia inclusa nei programmi di formazione iniziale insieme alle materie accademiche.

La percentuale relativa alla formazione professionale varia considerevolmente, andando dal 50% della durata totale della formazione iniziale in Belgio (Comunità francese), Irlanda e Malta, all’8% in Italia e Montenegro.

Meno del 50% degli insegnanti in Europa ha preso parte a una qualche forma di programma di sostegno all’inizio della carriera (anno di prova) durante il primo impiego. Tuttavia, la maggior parte degli insegnanti riferisce di aver fatto questa esperienza in paesi dove l’anno di prova è obbligatorio.

Recenti riforme sembrano aver avuto un impatto positivo sulla partecipazione all’anno di prova dei nuovi insegnanti. Considerando la popolazione totale degli insegnanti in Europa, la fase di avvio alla professione è stata seguita maggiormente da insegnanti giovani (meno di 35 anni).

Sviluppo professionale continuo

Un’alta percentuale di insegnanti di scuola secondaria inferiore partecipa ad attività di sviluppo professionale continuo. L’indagine TALIS 2018 rivela che, nei paesi dell’UE, il 93% degli insegnanti di livello secondario inferiore ha svolto almeno una tipologia di attività per lo sviluppo professionale nei 12 mesi precedenti l’indagine. Prima della pandemia da COVID-19, gli insegnanti normalmente frequentavano corsi/seminari in presenza, leggevano letteratura specializzata o partecipavano a conferenze di settore.

Per quanto riguarda la quantità di attività svolte dagli insegnanti per lo sviluppo professionale, si riscontra una notevole variazione tra i paesi. In media, gli insegnanti dei paesi baltici hanno partecipato a cinque o sei diverse tipologie di formazione nei 12 mesi precedenti l’indagine. Al contrario, gli insegnanti del Belgio (Comunità francese) e della Francia hanno partecipato a due o tre diverse tipologie di formazione.

In quasi tutti i paesi europei gli insegnanti devono partecipare allo sviluppo professionale continuo per dovere legale. Inoltre, più della metà dei paesi europei assegna del tempo a ciascun insegnante per partecipare ad attività di sviluppo professionale continuo, a prescindere che questo sia obbligatorio o un diritto.

Gli insegnanti tendono a partecipare a più tipologie di sviluppo professionale continuo nei paesi dove viene loro fornito del tempo per poter svolgere tale attività.

Nella maggior parte dei paesi europei, le scuole hanno l’obbligo di formulare un piano per coordinare lo sviluppo professionale continuo a livello scolastico. Nei paesi dove le scuole sono tenute ad avere un piano per lo sviluppo professionale continuo, gli insegnanti tendono a partecipare ad attività di sviluppo professionale continuo più varie.

La maggior parte dei paesi europei offre agli insegnanti la possibilità di prendere congedi di studio retribuiti per svolgere attività di sviluppo professionale continuo al di fuori della scuola.

Gli insegnanti che hanno avuto la possibilità di prendere un congedo di studio retribuito per una settimana o per più tempo sembrano aver percepito un minore conflitto tra lo sviluppo professionale continuo e la programmazione del loro lavoro.

Valutazione

Nella maggioranza dei paesi europei, le autorità educative superiori hanno emanato una normativa che regolamenta la valutazione degli insegnanti, mentre in 10 sistemi educativi le scuole o le autorità locali hanno piena autonomia in materia.

In quasi tutti i paesi dove la valutazione degli insegnanti è regolamentata, lo scopo della valutazione è fornire un feedback sul loro rendimento al fine di aiutarli a migliorare le proprie prestazioni. Inoltre, la valutazione degli insegnanti ha spesso uno scopo repilogativo in modo da poter prendere decisioni riguardo a promozioni, aumenti salariali o bonus sulla base delle informazioni acquisite.

Circa due terzi degli insegnanti ha riferito che il feedback ricevuto è stato utile per migliorare il proprio lavoro. L’analisi suggerisce un rapporto positivo tra l’avere un quadro nazionale di riferimento per la valutazione degli insegnanti e l’utilità da parte degli insegnanti di ricevere un feedback.

Nella maggior parte dei casi, la valutazione degli insegnanti è condotta dal capo di istituto, rispetto ad altri membri della direzione scolastica, ad altri insegnanti e a valutatori esterni.

L’osservazione in classe e i colloqui tra insegnante e valutatore sono i due metodi più spesso regolamentati per la valutazione degli insegnanti. Tra i metodi di valutazione considerati, i meno utilizzati sono le autovalutazioni degli insegnanti.

Tuttavia, 15 sistemi educativi utilizzano l’autovalutazione come componente obbligatoria della valutazione degli insegnanti.

Benessere degli insegnanti

Quasi la metà degli insegnanti in Europa riferisce di sperimentare un alto livello di stress dovuto al lavoro. Le principali fonti di stress individuate dagli insegnanti risultano essere i compiti amministrativi, le mutevoli richieste delle autorità e l’essere ritenuti responsabili dei risultati degli studenti.

I livelli più alti di stress sono correlati alla valutazione per la progressione di carriera, a orari di lavoro più lunghi, a una cattiva condotta degli studenti e a una minore sicurezza di sé nella gestione degli studenti.

I livelli più bassi di stress sono correlati allo sviluppo professionale continuo per la progressione di carriera, al clima scolastico collaborativo, al senso di autonomia e alla sicurezza di sé nel motivare gli studenti.

QUADERNO EURYDICE

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur