Docenti inglese a partita Iva: Noi dimenticate dai decreti Ristori

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Fra i docenti penalizzati dalla pandemia e dai mancati riconoscimenti economici compensatori da parte del Governo ci sono anche quelli specializzati nell’insegnamento della lingua inglese, soprattutto per i più piccoli. 

Si tratta di 400 insegnanti a partita Iva che ora cominciano a far sentire anche la loro voce. Il loro insegnamento è impartito privatamente come didattica aggiuntiva che molte famiglie scelgono per i loro figli sin dalla più tenera età.

Le docenti sono altamente specializzate e introducono all’apprendimento della lingua con cui si comunica a livello internazionale. La loro protesta è portata avanti da Giulia Francese, coordinatrice della Rete Hocus&Lotus. Nel 99% dei casi si tratta di docenti donne “che hanno investito – ha spiegato Francese al Corriere.it – in una formazione triennale riconosciuta dal Miur e sviluppata in una serie di progetti coordinati dalla Sapienza di Roma”.

Le misure di contrasto previste dalla norme anti Covid e quelle di distanziamento si sono ripercosse anche sulle loro attività. Il tentativo di sopperire alla presenza fisica con un corso online non ha funzionato, perché per i bambini – secondo quanto dichiarato da Francese – diventa fonte di stress.

La mancata affluenza dei bambini ai corsi di inglese ha portato queste docenti ad avere una perdita di fatturato di circa il 60% di media con casi che arrivano addirittura al 100%.

“Chiedo pertanto, a nome di tutta la rete – è quanto rivendicato da Giulia Francese – ma anche di tutte le scuole di lingue per bambini, di rientrare nel decreto Ristori, dal quale, non si sa per quale ragione, siamo state escluse. Tale esclusione, non solo riduce in povertà molte donne, ma toglie la fiducia nell’imprenditoria femminile, la toglie alla professione d’insegnante che viene sempre vista come una ‘passione’ e non come una vera e propria attività formativa, essenziale per lo sviluppo delle generazioni future”.

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