Docenti di infanzia idonei al concorso 2012: permetteteci di essere i maestri di chi è il nostro futuro. Lettera

Stampa

Svegliarsi al mattino e avere paura di affrontare la giornata che sta per iniziare e non perché si temono le fatiche, ma perché si è esaurita la speranza e l'energia per poterle affrontare.

Svegliarsi al mattino e avere paura di affrontare la giornata che sta per iniziare e non perché si temono le fatiche, ma perché si è esaurita la speranza e l'energia per poterle affrontare.

Ci si sente così quando si prende consapevolezza che dei propri sogni e degli sforzi fatti per farli diventare realtà non ne è rimasto niente. Ci si sente così quando per due lunghi anni aspetti un lavoro dignitoso, quello che ti sei guadagnata da sola con lo studio – magari mentre il giorno andavi a lavoro e la notte la passavi sui libri – e, arrivata alla meta, al momento delle assunzioni, vedi sfilarti tutti accanto, festeggiare legittimamente, mentre di legittimo a te resta solo un'illusione.

Anzi un'altra cosa ti resta, soprattutto se vivi al Sud, dove vivono la maggior parte delle docenti della scuola dell'infanzia escluse dalla fase C del piano di assunzioni: il lavoro precario di sempre e una marea di stipendi arretrati che non sai se mai arriveranno.

Per il resto non hai più nulla, nemmeno la forza di pregare in un Dio che a volte senti ti abbia tradito…

Fa male, fa male veramente quel ruolo che meriti e che non hai, quel ruolo che hanno avuto tutti, proprio tutti, anche chi non ha fatto concorso e non ha fatto un giorno di lezione, ma che solo a te che fai parte della classe di concorso sbagliata, non è arrivato. A te che hai lavorato da supplente, saltando da una scuola all'altra, anche con un figlio in grembo che tenevi nascosto, in una città lontana da casa…

Che fare? Rifare il concorso! Questo è uno dei motivi per cui il giorno che deve iniziare ti fa paura al mattino. Perché riaprire i libri dopo essere stati così mortificati è un pugno nello stomaco ogni volta.

Ci pensi, ci ripensi mentre sei a lavoro e sai che non hai alternative, mentre prepari la cena, mentre guardi gli occhi sorridenti della tua bambina alla quale vuoi dare il meglio… Ci pensi quando guardi la laurea appesa al muro e il 110 e lode, il diploma con il 100… Ci pensi spesso a quel giorno dell'orale quando hai preso il massimo e ne sei stata orgogliosa, perché a studiare non ti ha aiutata nessuno… Ci pensi sì, a quel giorno in cui i giornali, la tv e i social network parlavano di piano assunzioni, quando hai esultato con i tuoi cari e dopo un attimo hai capito che eri esclusa insieme a circa 2mila persone. Sì, proprio tu fai parte di quelle 2mila. E allora ti ripeti puntualmente: che senso ha studiare di nuovo? Quante volte ancora mi devo fare mortificare? Quante? Te lo chiedi inevitabilmente che razza di Paese è quello in cui succedono queste cose assurde e mi sembra anche giusto.

E sì che si pensa che strade non ce ne sono! Che in questo Paese non ha senso studiare, meritare i traguardi, avere una morale ligia, perché alla fine è la sorte che decide.

Fra poco sarà portato in Parlamento un emendamento che riguarda il destino di noi docenti di infanzia risultati idonei al concorso 2012 e questo ci fa riconoscere che, in un momento così drammatico e scoraggiante per noi, non possiamo compiere l'errore di fare di tutta l'erba un fascio: c'è stato chi ha ascoltato la nostra voce, chi ha acceso i riflettori su un destino che sembrava ormai segnato…

Ora, però, chi è stato eletto per rappresentare il suo popolo lanci, cambiando il nostro destino, un messaggio di speranza per l'intero Paese: si dimostri in Parlamento che l'Italia attraverso il merito si può rialzare, che in questo Paese la dignità del lavoro e dello studio non vengono calpestate. Si dimostri che imparzialità e uguaglianza sono alla base del pubblico impiego, per credere nell'istruzione, nella possibilità di educare i nostri figli sfruttando il talento di chi è meritevole… Non fateci odiare la scuola in cui vorremmo lavorare.

Oggi ci sentiamo figli spuri, cari onorevoli, rappresentateci in Parlamento con il vostro voto per farci sentire figli d'Italia. Permetteteci di essere i maestri di chi è il nostro futuro. Noi che con un concorso ci siamo sudati quello che ci spetta, sapremo essere all'altezza del nostro compito, oltre che con la professionalità, con la passione di chi è orgoglioso di lavorare per uno Stato che ama e non rinnega.

Angela De Lorenzo

Stampa

Concorsi ordinari docenti entro il 31 dicembre 2021. Il 9 novembre ne parliamo in diretta. Registrati al webinar