Docenti in viaggio, storie di pendolari della speranza: i casi di Enza e Silvia, alla ricerca di punteggio per diventare di ruolo

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Ogni giorno, molti insegnanti pendolari in Italia viaggiano per diverse ore da una regione all’altra per andare a lavorare.

Questa situazione è stata messa in evidenza da una collaboratrice scolastica che ha fatto il viaggio Napoli-Milano per evitare di pagare l’affitto in un’altra città, ma poi ha scoperto che l’istituto aveva dichiarato che sarebbe venuta solo per pochi giorni. In realtà, ci sono molte altre persone che affrontano questo impegno quotidiano per poter lavorare.

Le storie di Enza e Silvia

Così come segnala la Gazzetta del Sud, in un approfondimento, c’è Enza è un’insegnante di ruolo dal 1998 che è un pendolare da Falciano Mondragone a Roma, in attesa di un’assegnazione nella sua provincia. Quando ha iniziato era una mamma single con una bimba piccola, che nel frattempo è diventata maggiorenne. E quindi punti in meno, per leggerla in termini concorsuali.

Poi c’è quella di Silvia. Le scuole che la docente ha scelto erano quelle vicine alla stazione Termini a Roma, poiché Silvia viene dalla provincia di Caserta e deve già fare due ore e mezza di viaggio solo per arrivare a Roma. Molti suoi colleghi hanno viaggiato avanti e indietro da otto anni. Per molte persone, prendere il treno regionale è la scelta più economica rispetto all’abbonamento costoso della Freccia, specialmente con gli stipendi bassi di collaboratori scolastici o profili amministrativi. I sacrifici di Silvia sono motivati dal desiderio di accumulare punteggio in vista di un concorso. Silvia si è iscritta di nuovo all’università e sta prendendo un’altra laurea per avere un titolo in più prima delle nuove graduatorie. Nonostante le difficoltà, Silvia crede che i sacrifici siano compensati dall’amore per il proprio lavoro e che sia sempre valsa la pena.

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