Docenti guariti con green pass in scadenza, insegnanti non vaccinati: “La nostra dignità professionale è stata umiliata” [TESTIMONIANZE]

WhatsApp
Telegram

Docenti non vaccinati ritornano a scuola. Così come previsto dal Decreto Riaperture, dal 1° aprile sono rientrati negli istituti scolastici i docenti non vaccinati, ma, come previsto dalle disposizioni di legge vigenti, non possono stare a contatto con gli alunni.

Nelle ultime ore, sul nostro sito, abbiamo pubblicato due storie di due docenti alle prese con le nuove misure anti Covid. Allo stesso tempo abbiamo chiesto ai nostri lettori di segnalare storie simili.

Facciamo il primo punto della situazione. Utilizzeremo nomi di fantasia e garantiamo l’anonimato ai nostri lettori.

C’è il caso di Carlo che parla di “un vero e proprio mobbing di Stato contro persone sane”.

Anna, invece, racconta la sua storia: “Sono una docente che a marzo del 2021 ha contratto il covid. Da allora ho sofferto di long covid con ricorrenti mal di testa e poi, dopo sei mesi, ho cominciato a non avere più problemi. Ho fatto la conta degli anticorpi naturali che la malattia mi aveva generosamente lasciato, ed ho scoperto che invece di diminuire, com’è naturale dopo vari mesi, gli anticorpi sono aumentati in modo evidente. Il laboratorio analisi mi ha spiegato che a quel punto ero protetta e che, probabilmente, ero tornata a contatto con il virus senza avere sintomi e senza che i tamponi effettuati ogni 48 ore dessero alcun riscontro. Semplicemente il mio corpo ha riconosciuto e arginato il virus all’ istante. La famosa memoria immunologica. Sono rientrata venerdì a lavoro con regolare tampone. In questi mesi ho letto sulla rivista scientifica Nature che la protezione offerta dalla malattia naturale è di 13 volte superiore a quella data dal vaccino. Ne sono convinta ed il mio caso ne è l’ esempio. Non sono dispiaciuta per la rabbia dei miei colleghi vaccinati”.

C’è poi il caso di Filippo: “Da non vaccinato ho preso il Covid in ottobre, in assenza di obbligo, quando andavo in classe con tampone negativo e ffp2 (a mie spese, come è noto). Ho preso il virus allo stadio. A scuola non ho contagiato nessuno, nei primi giorni di infezione. Una volta guarito, ho insegnato con Super Green Pass da guarito Covid, dai primi di novembre. Ora, siamo ad uno snodo cruciale: martedì 5 aprile mi scade il Super Green Pass ma, invece di continuare ad insegnare serenamente come sempre di colpo sarò tolto dalle classi. Potrei evitare questo assurdo esilio qualora mi faccia un vaccino che non copre contro la variante omicron, e che quindi non ho nessuna intenzione di farmi, anche perché ho un cospicuo numero di anticorpi naturali. Nel mio caso particolare quindi non si tratta di rientro in servizio dopo precedente sospensione senza stipendio, ma di passaggio da docenza in quanto guarito a esilio dalle classi; classi che – bene ricordarlo – ho ininterrottamente dall’inizio dell’anno. Alla faccia della continuità didattica! Il governo non ha voluto distinguere la condizione dei non vaccinati guariti da quella dei cosiddetti Novax, spregiativamente connotati”.

C’è anche il caso di Enza, una collaboratrice scolastica con green pass da guarigione. Per la scuola “il green pass dopo 120 giorni, quindi per lavorare devo farmi il tampone”.

C’è anche Roy che scrive:“Il 10 aprile mi scade il green pass e quindi ho l’obbligo di fare la terza dose di vaccino a poco più di un mese e mezzo dalla fine delle lezioni scolastiche. Dovrei fare la terza dose con un vaccino che non copre la variante omicron ma che mi salverebbe dalla terapia intensiva, il paradosso in termini. È ovvio che é un provvedimento punitivo del governo e del ministero dell’istruzione, puniscono i docenti che vengono illegittimamente demansionati, senza nessun accertamento di inidoneità, e per lo più per 36 ore settimanali definiti da una semplice nota ministeriale, puniscono gli studenti che, nell’ultimo e decisivo pezzo di strada, avranno supplenti, nella più rosea delle ipotesi se disponibili”.

Poi c’è Priscilla che afferma: “Sono una docente precaria, quando è stato imposto l’ obbligo vaccinale, da cittadina che viveva come tutti il dramma delle tante vittime che mieteva il COVID, ho preso il coraggio a due mani e ho adempiuto al mio dovere civico, pensando anche ai ragazzi che dal canto loro reclamavano una scuola in presenza e non in DAD. Ho sostituito una collega fervida convinta no- vax, ma come si sa in questi ambienti tutti sanno ma tutti devono tacere poiché formalmente compare ben altro, il docente di turno si assente sollevando qualsiasi diritto come ad esempio un congedo parentale che consenta di potersi assentare. Fino al 30 marzo, gli stessi operatori di segreteria mi hanno rassicurata sul rinnovo del mio contratto (il quale ha scadenza 31 marzo) in quanto la collega risultava non vaccinata. Al primo aprile la sorpresa, ovvero la collega rientra sulla base di una esenzione vaccinale e viene riammessa sulle classi. L’ Istituto in questione alle mie domande di chiarimento, risponde che pur sapendo la verità della situazione sono tenuti a riammettere la docente sulle classi in quanto il green pass risulta verde e non sono loro tenuti a capire su quale base sia stato riconosciuto un green pass valido alla collega. Così io vengo lasciata a casa. Noi docenti che abbiamo consentito la didattica in presenza veniamo ora trattati da scarto, tutti parlano dei soprusi dei colleghi no- vax, nessuno invece che prenda a cuore la situazione di noi precari da sempre usati e poi gettati via come scarti”.

Poi c’è Aldo che dice: “Sono un docente di ruolo, sospeso dal servizio e senza stipendio da gennaio scorso. Il dirigente scolastico del mio istituto formalizza la sua richiesta di rientro con un provvedimento che prevede la mia presenza a scuola in isolamento 6 giorni a settimana per 6 ore al giorno – quindi nessun giorno libero – esclusivamente in orario antimeridiano, in contesto di massima affluenza e con la cronica carenza di aule, nonostante la scuola rimanga operativa fino al tardo pomeriggio quasi vuota. La richiesta è di svolgere mansioni di catalogazione libri e sistemazione archivio. È chiaramente mobbing di Stato, una vendetta a chiusura dell’emergenza su chi – a torto o a ragione – ha osato scegliere di non sottoporsi a un trattamento sanitario”.

Infine c’è Andrea: “Il preside mi ha imposto orario di 24 ore su 4 giorni. Ho rifiutato tutto questo, La mia dignità di docente e professionalità vale più di un qualche migliaio di euro. Contro un provvedimento meschino e vile di un ministro dell’ istruzione dove gli insegnanti vengono demansionati senza nessun motivo valido giuridico e sanitario”.

INVIACI LA TUA ESPERIENZA | Inviaci una mail all’indirizzo [email protected] con uno scritto o un video di quanto è accaduto. 

Una docente guarita torna a scuola, ma finisce in uno scantinato tra sedie e banchi vecchi: “Una situazione vergognosa” [VIDEO]

WhatsApp
Telegram

TFA sostegno VII ciclo, ecco il bando. Corso di preparazione: proroga prezzo scontato 120 euro al 31 maggio