Docenti GaE. Occorrerebbe ritornare alle regole di prima, invece si chiedono solo vantaggi personali. Lettera

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Si vedono arrivare nuove lettere nella vostra redazione che chiedono a gran voce di ristabilire una equità di fondo per tutti i lavoratori della scuola, ma è evidente è una equità parziale e di parte, nonché volutamente illegittima e faziosa.

Si vedono arrivare nuove lettere nella vostra redazione che chiedono a gran voce di ristabilire una equità di fondo per tutti i lavoratori della scuola, ma è evidente è una equità parziale e di parte, nonché volutamente illegittima e faziosa. La legge 107/15 parlava chiaro come già espresso nella precedente lettera inviata alla redazione. E' palese che nella legge 107/15 si annidano ingiustizie lampanti e che sono già state documentate e analizzate da tutti i docenti precari e non, per cui, occorreva rigettare la domanda di assunzione che era volontaria, nessun cambiamento avrebbero avuto le GAE e le relative assunzioni per scorrimento di queste.

Non si può chiedere un equità a senso unico, poiché tale non è, viene meno ciò che vi è scritto chiaramente nella legge e si penalizzano migliaia di persone che non hanno aderito alla domanda facoltativa di assunzione, come dire sembra che dietro queste persone non vi siano famiglie e problematiche che la legge poneva come il trasferimento coatto.

Non ci sembra che siano stati adottati salvagenti o deroghe verso tutti, e che i veri abbandonati a se stessi, sono in ordine, i docenti delle GAE, i docenti di II e III fascia d'Istituto.

I cosiddetti "giochi" sono scritti e sono ben chiari nella legge, e nessuno o quasi avrebbe dovuto presentare domanda di assunzione per il piano straordinario di agosto, non si ci può adesso lamentare di qualcosa che è stato tacitamente accettato e palesemente firmato all'atto dell'assunzione in ruolo, ovvero si è firmata la rinuncia a poter rientrare nella propria provincia per almeno 3 (tre) anni, se non più anni, considerando che vi sono tanti docenti immobilizzati che attendono da decenni di poter ritornare nella provincia di appartenenza.

La scelta di vita, come affermato, è stata compiuta nell'agosto del 2015, decidendo coscientemente se era più importante l'immissione in ruolo o i propri affetti, era la legge che metteva di fatto ogni docente precario nella situazione ingrata della scelta, dove la scelta comprendeva una rinuncia, non è possibile scegliere senza rinunciare a qualcosa, anche in modo irreversibile, ovvero pagandone un prezzo.

Ed è pur vero che non esistono insegnanti di serie A, B, C o D, ma ci domandiamo come mai, si è scelto di esserlo nel momento in cui si è aderito alle proposte del governo che differenziava chiaramente l'insegnante di cattedra e quello di potenziamento, ma ci sembra che si sia voluto a tutti i costi l'assunzione pensando che successivamente la legge potesse essere modificata a proprio piacimento, in disprezzo delle migliaia di colleghi che con coraggio e dignità non hanno deciso di aderire al piano assunzionale. La discriminazione è nella legge, ma le modifiche chieste porterebbero a nuove discriminazioni ancora più inique e ingiuste, soprattutto per quei docenti che si trovavano in posizione utile per l'immissione in ruolo e si sono visti superare da persone che non erano mai entrate in classe o che erano in fondo alle graduatorie ad esaurimento.

Sarebbe stato onesto e dignitoso chiedere il ritorno alle regole precedenti, dove ognuno entrava in ruolo nella propria provincia in base al punteggio acquisito e rispettando l'ordine delle GAE, invece è palese che si chiedono e si agisce cercando, anche tramite ricorsi al TAR, nuove regole per salvaguardare i propri interessi a discapito di quelli altrui.

Docenti GAE: Coordinamento Nazionale

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