Docenti esasperati e giovani senza radici…Lettera

di redazione
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Inviato da Fernando Mazzeo – Docenti esasperati fanno sempre più fatica a gestire situazioni e personalità complesse, ad educare ragazzi abituati a ricorrere in maniera sempre più frequente, nelle diverse situazioni socio-educative, affettive e relazionali, alla violenza.

Il graduale aumento di minori che, per una ragione o per l’altra, hanno a che fare con l’illegalità, sollecita il concreto impegno di tutti e la necessità di diffondere una responsabilità e una coscienza civile che non si chiuda nell’indifferenza, ma si muova, attraverso uno sforzo comune di lavoro, di corresponsabilità e di prospettive positive, verso forme di compartecipazione educativa in grado di controllare l’impetuosa aggressività giovanile .

Si tratta di porre in discussione alcuni e particolarmente scottanti problemi attuali, e convergere verso una concezione antica, ma sempre nuova, che vede nell’educazione una battaglia da combattere senza paura e facili retoriche. È dall’esperienza viva del bene che potrà scaturire una società nuova, una scuola nuova, una pedagogia nuova, umana, che non si propone un ideale astratto d’irraggiungibile perfezione, ma rende veramente capaci di operare continuamente una riconversione morale di cui abbiamo assolutamente bisogno; una riconversione verso i valori autentici, verso quei valori di rispetto, libertà, giustizia, onestà, pacificazione e rinnovamento sociale, generati dallo sforzo e dal sacrificio di docenti, padri e madri che, senza rinunciare a ogni autorità, hanno saputo offrire modelli e criteri efficaci per orientarsi nella vita. Senza scelte educative coraggiose capaci di difendere, rafforzare e migliorare la cultura e, soprattutto, la cultura della legalità, si affievolisce l’entusiasmo, si accentua l’egoismo e si sottrae forza al ritmo vitale, alla voglia di dirigere, guidare, trasformare e migliorare la società in cui viviamo. Non a caso Don Puglisi diceva che la mafia teme più la scuola che la giustizia, perciò chiedeva per i suoi ragazzi una scuola media, un asilo, un consultorio, una palestra. La denuncia di una carenza di modelli educativi e di modelli di legalità, di cui si sente un bisogno crescente, necessita di uno sforzo concorde che crei le condizioni necessarie perché sorgano uomini nuovi e migliori. I problemi invece di ignorarli o negarli, permettendogli così di scatenarsi in forme illecite o violente, devono essere seriamente e serenamente affrontati all’interno di politiche di formazione ispirate ai principi dell’educazione morale e sociale. L’uomo, infatti, si costruisce restituendo ai giovani la capacità di cogliere i significati della realtà, di immergersi nel vortice che isola gli istinti peggiori, trascina nel valore dell’ operosità ed inserisce nel difficile, ma suggestivo, pavesiano “mestiere di vivere”.

Per vincere la sfida contro la violenza occorrono una scuola, un’educazione e una pedagogia nutrite di cultura; occorre prestare adeguata attenzione alla produzione di pensiero, esaltare lo studio per chiudere il lungo periodo di riforme vuote, di traguardi inevasi e promuovere un reale cambiamento della vita sociale, politica e culturale del nostro paese. È in gioco il destino dell’uomo e ogni buona scuola, ogni buona famiglia dovrebbero essere impegnate ad opporre al distrattismo consumistico, un tempo organizzato, intenzionale, ben pianificato, alla lettura in genere, allo sport, all’incontro colloquiale, ad attività contrassegnate da uno spessore culturale gravoso, ma liberatorio, fertili nella rigenerazione di quei valori fondamentali, oggi, indeboliti da un hobbysmo culturale che genera solo allergia allo studio, al lavoro scolastico e all’educazione in genere. In realtà, scuola e famiglia hanno perso le loro antiche e nobili radici e hanno bisogno di una strutturazione nuova che le liberi dall’ abitudinarismo generico, da alcune inefficienze giuridiche e delinei una pedagogia vivificata da una cospicua ricchezza umana. Si tratta di far sentire ai giovani il richiamo dei valori umani essenziali di un’educazione che non imponga ai suoi membri qualità eccezionali o quasi eroiche, ma dia ad ognuno la base necessaria per liberamente fiorire in forme diverse, in molteplici legami culturali e professionali con l’intera società.

Quale potrà essere questa struttura nuova? Quella di una famiglia vera comunità di vita e di amore, quella di una scuola che invita a percorre la via che porta all’esercizio corretto e soddisfacente di professionalità di massimo livello, duttili, dinamiche, riconvertibili, che impone la continua educazione critica e, attraverso piccoli vasi, riversa il seme della cultura, della giustizia e della legalità, nel cuore di altri uomini. È questo un tempo di prova in cui occorre un grande sforzo per incidere creativamente su tutte le componenti della personalità e riportare la pedagogia scolastica ad essere matrice di capacità relazionali, sociali, culturali e lavorative svolte con competenza ed amore. È innegabile che l’organizzazione attuale della scuola dell’obbligo e le azioni politico-culturali sono in parte responsabili di alcuni fallimenti e del rafforzamento delle disuguaglianze socio- economiche che costituiscono un forte freno ad ogni sforzo di democratizzazione della cultura e di uguaglianza delle opportunità per riuscire nella vita. L’impianto di una politica ispirata all’educazione è, dunque, un cammino obbligato per svegliare le coscienze e demolire le strutture dell’inerzia e della rinuncia che tendono ad offuscare, a rallentare e a deviare lo sviluppo e la crescita del “miracolo bambino” . Don Bosco, Bartolo Longo, don Milani, don Puglisi ecc. raggiunsero i loro obiettivi educativi. Purtroppo, i loro scritti e le loro opere ampiamente studiate, lette e commentate non hanno prodotto generazioni di educatori come loro.

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