Docenti e massimo salariale. In Lituania a fine carriera prendi il 90% in più di stipendio, in Italia 40%

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Giulia Boffa – Ieri ci siamo occupati delle differenze tra i paesi europei relativamente ai salari dei docenti, oggi continuiamo l’analisi dei dati divulgati dal rapporto UE "Cifre chiave dell’istruzione 2012", affrontando il tema della differenza tra il salario minimo ad inizio carriera e quello massimo di fine carriera.

Giulia Boffa – Ieri ci siamo occupati delle differenze tra i paesi europei relativamente ai salari dei docenti, oggi continuiamo l’analisi dei dati divulgati dal rapporto UE "Cifre chiave dell’istruzione 2012", affrontando il tema della differenza tra il salario minimo ad inizio carriera e quello massimo di fine carriera.

Nella maggior parte degli Stati europei, il numero medio di anni di attesa per vedere il proprio salario aumentare in base all’anzianità è tra i 15 e i 25 anni, ma in Paesi come l’Italia, la Repubblica Ceca, la Grecia, la Spagna, l’Ungheria, l’Austria, la Romania e la Slovacchia, occorrono più di 30 anni di servizio per arrivare ai livelli salariali massimi. In Danimarca, Estonia e nel Regno Unito, un insegnante con dieci anni di servizio prende già il massimo dello stipendio.

Altro dato interessante riguarda la differenza tra il massimo e il minimo salariale e il rapporto in anni per ottenerlo: nel Regno unito, in Lituania e in Olanda, il massimo salariale è tra il 70% e il 90% di quello iniziale e si raggiunge dopo 10 o 15 anni di insegnamento; invece, in Italia, Spagna, Slovacchia e Turchia, il massimo salariale è del 40% più alto di quello in entrata, ma occorrono dai 25 ai 35 anni per ottenerlo. Infine in Francia e a Cipro il massimo salariale è il doppio di quello minimo ed occorrono 20 anni per ottenerlo.

I dati del rapporto ci dicono che ci sono delle differenze sostanziali tra i vari ordini di scuola. In Paesi come la Danimarca, la Lettonia, la Slovacchia, la Finlandia, la Svezia, l’Islanda e la Norvegia, gli insegnanti della primaria non possono sperare in più del 30% per cento tra il salario iniziale e quello di fine carriera, mentre a Cipro, in Ungheria, Olanda, Austria, Portogallo e Romania, per i docenti della secondaria superiore i salari finali sono quasi il doppio di quelli iniziali. Questo è uno dei fattori che spiega anche la minor richiesta di pensionamenti degli insegnanti delle superiori rispetto alla primaria, dovuto proprio al fatto che gli stipendi sono più alti verso fine carriera.

Si può affermare che gli attuali salari in molti Paesi europeri siano attualmente vicini al massimo, a causa dell’età dei docenti in servizio in questi anni. In Danimarca, Grecia, Finlandia e Regno Unito, i salari degli insegnanti sono anche più alti di quelli contrattuali, fatto dovuto alle numerose entrate aggiuntive a cui gli insegnanti possono accedere.

I docenti in Italia, in Lussemburgo e in Portogallo, al contrario, ricevono stipendi che si trovano a metà della scala dei gradoni, cosa che si spiega parzialmente con la lunga esperienza professionale richiesta (tra i 25 e i 38 anni) per ottenere il massimo dello stipendio e nel caso dl Lussemburgo e del Portogallo per la giovane età dei docenti, che sono per il 50% sotto i 40 anni, ma questo, purtroppo, non si può dire dell’Italia, i cui docenti per la maggior parte hanno superato i 50 anni.

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